Il cortometraggio su mamma Italia (e il figlio caregiver) al San Tommaso
«Il ricordo che ho di lei è una risata cristallina». Francesco Mastrandrea sa che non riuscirà a trattenere le lacrime quando, lunedì alle 19, mamma Italia si riaffaccerà sul grande schermo dell’Auditorium San Tommaso (piazza del Lino, a Pavia).
Se ne è andata un anno fa. A pochi mesi dal cortometraggio che il filmaker Mario Blaconà ha girato nella loro casa abbarbicata sotto i tetti di piazza Duomo a Pavia. Un debutto come attrice protagonista a 81 anni. «Purtroppo non ha avuto occasione di rivedersi ma per lei è stata un’esperienza straordinaria» dice ora il figlio. Una proiezione di cinquanta minuti per raccontare una storia speciale, di fatica e amore, di rinunce e dono. Il legame tra una madre vedova, invalida al 100% costretta su una sedia a rotelle, e un figlio che la assiste per molti anni rinunciando in parte anche ai propri progetti.
Italia, teorie per un film di famiglia (2021) verrà proiettato lunedì nell’ambito della rassegna Infrazioni - libri, visioni, performance - che il dipartimento di Studi Umanistici dell’Università organizza per gli studenti aprendolo però anche al pubblico, alla città. Ci si prenota scrivendo ad auditorium@unipv.it.
[[ge:gnn:laprovinciapavese:12732572]]
La testimonianza
«Alla prima proiezione, lo scorso ottobre a Bologna, ho pianto tutto il tempo – racconta Francesco Mastrandrea, attore, sceneggiatore, da un po’ di tempo insegnante alle scuole medie e fino allo scorso anno anche badante –. Mi fa piacere portare in pubblico, a Pavia, questa testimonianza che, spero, possa essere utile a chi sta vivendo il ruolo del caregiver. io e lei abbiamo giocato molto negli ultimi anni, una risata pulisce, libera, rende le cose più leggere. Non posso dire che sia stata una passeggiata perché in realtà è duro, a un certo punto della vita, passare da figlio a genitore».
La troupe di Mario Blaconà è entrata in punta di piedi in casa Mastrandrea, dove aleggia ancora, tra foto e oggetti, la presenza di papà Angelo, scomparso nel 2015. Assecondando i tempi e gli umori di Italia, dando spazio a Francesco che non ha fatto altro che interpretare se stesso, da attore navigato qual’è.
«Questo cortometraggio rappresenta la fotografia del Paese, fatto di anziani e di solitudine – spiega il regista che lunedì sera sarà in sala con l’attore– Vuole indurre una riflessione su un certo tipo di realtà che, nella società attuale, non esiste quasi più».
[[ge:gnn:laprovinciapavese:12732573]]
Cinquanta minuti per narrare un antidoto contro l’indifferenza: l’amore, la riconoscenza per chi ci ha cresciuti. «Ma c’è al tempo stesso anche una critica alle generazioni precedenti che non hanno saputo amministrare quello che avevano – dice Blaconà –. L’assistenza agli anziani, anche solo la presenza accanto a loro, fa parte di un retaggio del passato. Le famiglie si sfilacciano, insieme ai legami. A me aveva molto colpito la situazione di Francesco che conoscevo come attore. Ho voluto raccontarla entrando a casa sua».