A Trieste arriva l’Ong della figlia di Gino Strada: aiuterà i migranti in piazza Libertà
TRIESTE I volontari di ResQ, la Ong della figlia di Gino Strada, Cecilia, saranno operativi a Trieste per prestare assistenza sanitaria, linguistica e legale ai migranti arrivati in città percorrendo la rotta balcanica. Affiancheranno i volontari dell’Ics e il coinvolgimento nasce proprio nell’ambito di una partnership tra la onlus triestina del presidente Gianfranco Schiavone e l’Ong abitualmente impegnata nelle missioni di ricerca e soccorso in mare.
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La Ong
ResQ dal 2021 è operativa nel Mediterraneo con la nave ResQ People sul quale lavora un equipaggio di 20 persone tra professionisti marittimi e volontari specializzati tra cui medici e infermieri, soccorritori, mediatori culturali. Ora la Ong ha scelto Trieste, porta d’Europa per i migranti, per la sua attività di assistenza sulla terra ferma. Ad annunciarlo è la vicepresidente Lia Manzella. «Arrivano senza più niente ai piedi, o quasi. Affamati, esausti, stravolti. A volte hanno in mano dei fogli di via e devono capire cosa sono. È per loro che stiamo aprendo il progetto Trieste – ha rimarcato in un comunicato pubblicato sul sito di ResQ –. Spesso arrivano di notte, vanno attorno alla stazione e ci rimangono, perché sperano di ripartire in poche ore. Vicino alla stazione c’è il centro diurno (in via Udine, gestito da Ics) un luogo in cui stare al caldo, mangiare, trovare vestiti e lezioni di base di italiano. Uno sportello legale per conoscere i propri diritti, ricevere assistenza sulle richieste di asilo, denunciare abusi subiti durante il viaggio».
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La prima missione
Tre settimane fa i referenti di ResQ hanno compiuto una prima missione di monitoraggio in città. «Abbiamo incontrato perlopiù persone che venivano da Afghanistan, Pakistan, Bangladesh – ha riferito Manzella –. Ragazzi sotto i 30 anni e alcune famiglie». E poi la descrizione di piazza Libertà: «C’è la panchina, un ambulatorio a cielo aperto dove Lorena Fornasir medica le ferite di chi ha i piedi distrutti. Per chi arriva dalla rotta balcanica è il primo contatto umano, dopo mesi o anni di violenze, con qualcuno che non li vuole respingere, cacciare, o chiudere da qualche parte, ma che offre aiuto, una mano tesa».
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Gli equipaggi a terra
Cecilia Guidetti segue la rete degli equipaggi di terra: «A Trieste in estate arrivano anche 150 persone al giorno e il sistema di accoglienza statale è totalmente sottodimensionato rispetto ai bisogni. Chi non trova un letto finisce al silos diroccato, un posto terrificante anche solo da guardare, provate a immaginare cosa significa viverci dentro».
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In questi giorni si sta ultimando la programmazione della presenza in supporto a Ics in modo da partire con il servizio entro la fine di aprile. «Lo scopo è fornire ai migranti un aiuto umanitario attraverso un volontariato con un alto livello di formazione e professionalità – spiega Schiavone –. La presenza di ResQ al nostro fianco sarà fondamentale visto che ci aspettiamo, con la bella stagione, un aumento preoccupante dei flussi, in particolare dall’Afghanistan dove la situazione sta peggiorando. Il tutto in un contesto in cui le disattenzioni istituzionali e l’inerzia sono così gravi che ci sono persone che non hanno accesso ai servizi di prima assistenza e accoglienza, restando, di fatto, abbandonati a se stessi. E intanto i trasferimenti verso le altre zone del territorio nazionale sono assolutamente insufficienti».
«I volontari di ResQ opereranno in particolare nella zona della stazione – aggiunge Schiavone – e del centro diurno di via Udine. Pensiamo a 6-7 persone in media con turnazioni di due settimane. Garantiranno competenze medico-infermieristiche, linguistiche, legali. Grazie a loro potremo ampliare anche l’operatività dell’ambulatorio, che oggi è aperto cinque giorni a settimana».