Motociclista aggredito alla Fiera del vino di Bertiolo
BERTIOLO. È stato aggredito mentre partecipava a un motoraduno assieme alla compagna e al suo gruppo di amici, tutti appassionati delle due ruote.
Qualcuno lo ha fatto cadere a terra e lo ha poi riempito di calci, tanto da rendere necessarie cure ospedaliere (con un referto di tre giorni).
Il fatto, accaduto domenica scorsa a Bertiolo nell’ambito della festa del vino, è stato denunciato dal biker, il 57enne Antonio De Candido, residente a Varmo, ai carabinieri della stazione di Rivignano.
«Domenica pomeriggio – racconta De Candido – ero al chiosco quando senza alcun motivo una persona, appartenente a un gruppo diverso dal mio, mi ha colpito alle spalle, buttandomi a terra e dandomi calci e pugni.
Per fortuna i miei amici mi hanno subito difeso mettendo in fuga l’aggressore. Sono stato anche insultato per la toppa che portavo. Faccio parte di un gruppo libero di motociclisti, i Mulinârs – spiega –, una quindicina di persone che come simbolo ha appunto le pale dei mulini a vento stilizzate su un drappo giallo. Una toppa che ci piace fissare nella giacca dietro per farci identificare.
Quel giorno ero l’unico della mia compagnia a portarla. Ma non avrei dovuto farlo, secondo alcuni biker, che pretendono di dettare legge e di decidere anche chi può partecipare alle manifestazioni motociclistiche e chi no». Un episodio, questo, che non è singolo.
«La situazione – riferisce sempre De Candido – dura da tanto tempo, con episodi di violenza che sono finiti anche davanti al tribunale.
Stufo di questi atteggiamenti, dopo essere andato all’ospedale di Latisana a causa delle contusioni riportate, con prognosi di tre giorni, mi sono rivolto a un legale e ho denunciato l’accaduto ai carabinieri di Rivignano. Sono preoccupato – dice –, voglio sentirmi tranquillo nell’uscire in moto, ma adesso ho paura».
Anche il presidente dei Mulinârs, Dario Favaro, evidenzia questo clima di insicurezza. «Domenica non c’ero alla manifestazione di Bertiolo – precisa –, ma confermo che c’è una persecuzione nei confronti del nostro gruppo e tanta omertà.
Non riusciamo a capire il perché di questo accanimento, c’è una sorta di guerra per detenere il potere da parte di qualche gruppo, una voglia di prevaricare gli altri che, o si adeguano, o vengono presi di mira.
Anche il motociclista che ha aggredito Antonio domenica potrebbe aver agito in quel modo per compiere una “prova di coraggio”, una sorta di iniziazione per far parte di uno di quei gruppi prevaricatori».