La riapertura dell’Aquario di Trieste slitta a giugno. Ma è in arrivo il prologo del Museo del Mare
TRIESTE Forse Giorgio Rossi preferirebbe sottoporsi a un check-up odontoiatrico piuttosto che dover parlare dell’Aquario, avviato verso un nuovo slittamento dell’apertura: in gennaio l’assessore alla civica Cultura sperava di riaprire Santa Maria del guato prima di Pasqua, così da bagnare il fresco allestimento con un lieto brindisi a base di ritrovati flussi turistici.
Il collaudo
Però mai una gioia: l’allungarsi del collaudo, il cui certificato è indispensabile, e le autorizzazioni necessarie per la gestione del patrimonio ittico da immettere nelle vasche hanno frenato l’entusiasmo assessorile, che sull’aggiornamento della data preferisce tenersi cauto e generico. «Diciamo che ce la faremo entro il primo semestre», preannuncia. Due mesi da qui a giugno per completare l’opera e salvare la stagione estiva: l’Aquario - fino al 2019 quando venne chiuso per l’intervento riqualificativo costato poco meno di 2,5 milioni di euro - totalizzava 50.000 presenze annue, superato nella classifica dei civici solo dal Castello di San Giusto.
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Le novità positive
A lenire il protrarsi dei preparativi sulle Rive, tre novità positive ridanno il sorriso a Rossi. Anche perchè accadranno tutte a cavallo del bimestre aprile-maggio e, sommate alla riapertura (probabile) dell’Aquario, doneranno all’assessore un giugno indimenticabile.
La novità più importante riguarderà il cosiddetto Museo del mare nell’ala nord del Magazzino 26 in Porto vecchio, quella dove si trovano Lloyd triestino e Immaginario scientifico.
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Si tratta di una soluzione-ponte, che incrocia due obiettivi: riallestire i materiali traslocati dalla vecchia sede in Campo Marzio e mantenere in questo modo un presidio museale in attesa dell’esordio del “senior”, programmato tra il 2025 e il 2026. Un “temporaneo” che però nei suoi 1800 metri quadrati richiamerà argomenti di serie A: Ressel, Marconi, navigazione, pesca, sport, cantieristica, armamento motori. Il progetto è firmato dallo studio veneziano Pedron-La Tegola ed è stato pensato per renderlo “riconvertibile”, una volta che entrerà in campo il “maxi”. Il Comune ci investe 820.000 euro.
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Una seconda novità, enunciata da Rossi, è l’avvio della progettazione relativa al trasferimento del Museo del commercio e del caffè da palazzo Dreher all’infinita disponibilità del “26”. Come noto, il grande edificio in via Cassa di risparmio è stato venduto all’asta dalla Camera di commercio, che adesso deve spostare l’esposizione. Il Comune aveva accolto la richiesta di Antonio Paoletti, accettando di ospitare cimeli e documenti che l’ente camerale aveva raccolto nel 2005. Rossi sembra particolarmente incuriosito dal tema caffeicolo, per ragioni storiche e merceologiche. Per risistemare i materiali il Comune utilizzerà 300.000 euro provenienti dal “Cencelli” dell’imposta di soggiorno. L’assessore ritiene che l’operazione possa compiersi nell’arco di un anno.
Terza e ultima novità dedicata al Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata, anch’esso avvolto nelle spire del Magazzino 26. Nella ricostruzione cronologica delle vicende storiche ovviamente si parte - lo conferma il direttore dell’Irci Piero Delbello - dall’archeologia, che potrà avvalersi di reperti provenienti dal museo Winckelmann in via della Cattedrale.
Delbello auspica che in questo caso l’allestimento possa aver inizio dopo Pasqua, confermando l’intenzione manifestata da Rossi di promuovere il Magazzino 26 nelle sue varie articolazioni e di mettere a disposizione dei visitatori un Aquario radicalmente rivisto. Vasche piccole per la fauna adriatica, piccoli squali nella vasca oceanica, nuove pannellature e scenografie, la “nursery” per le covate dei pesci-femmina: manca solo il biglietto d’ingresso.