I pescatori sloveni del Golfo di Pirano chiedono tutela alla Corte europea
LUBIANA I confini marittimi tra Slovenia e Croazia nel Golfo di Pirano continuano a rimanere nel caos. La Slovenia accetta l’arbitrato internazionale che le assegna due terzi del Golfo e ha già implementato la cosa con una precisa legislazione in merito. La Croazia non riconosce la sentenza della Corte arbitrale. E a farne le spese, come al solito, sono i più deboli, in questo caso i pescatori.
«A chi dovremmo rivolgerci se le autorità croate confiscano la nostra imbarcazione, auto o qualsiasi altra proprietà? Nonostante ci abbiano addirittura incoraggiato a pescare in tutta la zona che appartiene alla Slovenia in conformità al lodo arbitrale, per dimostrare l'esercizio della giurisdizione in questo tratto di mare, servono impegni più concreti affinché alla fine non spetti a noi sopportare le conseguenze di una disputa internazionale», afferma il pescatore di Capodistria Matjaž Radin. Molte delle condanne croate che hanno ricevuto sono già diventate definitive ed esecutive. I pescatori si rivolgono quindi alla Corte europea dei diritti dell'uomo per ottenere una tutela.
«Cosa succederebbe - si chiede Radin come riportato sul quotidiano Delo di Lubiana - se, per qualsiasi motivo, le forze dell'ordine croate mi controllassero e scoprissero che ho centinaia di migliaia di debiti in sospeso con lo Stato croato? In mare la mia imbarcazione può essere sequestrata, se vengo fermato per strada, posso stare accanto alla mia macchina, uno dei nostri pescatori abita anche dall'altra parte del confine. Chi lo proteggerà dalla confisca della sua casa?» Questa è la domanda di Radin e di altri otto pescatori che hanno ricevuto la maggior parte delle multe per aver pescato nel tratto di mare di proprietà sia della Slovenia che della Croazia.
La Slovenia ha assicurato ai pescatori che li proteggerà dalle autorità croate sia con la polizia slovena sia coprendo le multe, ma a parte questa posizione di principio Radin non ha ancora ricevuto risposte concrete alle domande. «Ora abbiamo solo la possibilità di rivolgerci alla Corte europea dei diritti dell'uomo, che impedisca l'esecutività delle sentenze già definitive. Il fatto è che, come cittadino dell'Unione Europea - conclude Radin - non posso andare in Croazia spensieratamente, cioè non posso esercitare il diritto alla libertà di movimento all'interno dei confini europei».
Nonostante che i confini tra i due Paesi non fossero ancora stabiliti la Slovenia non ha espresso il diritto di veto all’ingresso della Croazia in Schengen. Si è parlato, alivello di ministri degli Esteri di cancellare tutte le multe da entrambe le parti e di creare dei corridoi liberi per la pesca. Tutto a parole. Sulla carta ancora nulla.