La vertenza Wärtsilä torna in Parlamento. A giorni il tavolo al Mise
TRIESTE L’attesa di novità significative sul futuro di Wärtsilä a Trieste, con commesse che non vanno oltre fine aprile, era per la prima settimana di marzo. I tempi si sono allungati, ma qualcosa si muove.
Martedì, in conseguenza all’impegno preso alla fine del 2022 dai parlamentari eletti in Friuli Venezia Giulia, è in programma alla Camera un’audizione di Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm e Ugl nelle commissioni Attività produttive e Lavoro (per l’occasione riunite), cui seguirà, fissata per giovedì 16 marzo, l’audizione della multinazionale, di Confindustria Alto Adriatico e di Federmanager, anticamera del tavolo che dovrebbe essere convocato dal governo la prossima settimana.
Le bocche dei protagonisti rimangono cucite. L’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen e il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti confermano l’ipotesi di un tavolo nazionale riunito tra il 20 e il 25 marzo, confermando che le manifestazioni di interesse a subentrare al gruppo finlandese che ha deciso di chiudere lo stabilimento produttivo di Bagnoli sono sei, di cui, precisa il segretario della Fiom Cgil Trieste Marco Relli citando informazioni raccolte nel confronto di inizio febbraio (presenti per la Regione Rosolen e il collega alle Attività produttive Bini) con l’advisor nominato da Wärtsilä, Piero Fossati, «due sono fondi e sarebbero per questo stati messi “in panchina”».
Un paio di nomi, in ogni caso, sono già emersi tra quelli recapitati al ministero delle Imprese e del Made in Italy: si tratta della tedesca Rheinmetall e della giapponese Mitsubishi, che costruirebbero rispettivamente carri militari e turbine a gas. «Attendiamo di avere il quadro completo, magari già domani (oggi per chi legge)», aggiunge Relli, mentre i colleghi segretari della Fim Cisl Alessandro Gavagnin e della Uilm Uil Antonio Rodà parlano di «audizioni interlocutorie», rimandando al tavolo auspicato quanto prima.
«Mi auguro che il ritardo sia giustificato da novità importanti e non sia dunque solo un modo per prendere o per perdere tempo», sottolinea Gavagnin. «Nell’aria c’è la convocazione di un incontro – dice da parte sua Rodà –, ed è lì che ci aspettiamo che vengano ufficializzati i nomi dei player interessati, oltre a un minimo di progetto industriale». A dare l’idea di una svolta, più di tutti, è Agrusti. «Stiamo lavorando e mi sembra di intravedere una soluzione – dice il presidente di Confindustria Alto Adriatico –. Anche noi attendiamo una prima valutazione sulle ipotesi in campo».
Il punto di partenza, al momento, è il piano di investimenti da 50 milioni di euro in tre anni per la ricerca su nuove fonti di alimentazione sostenibile per i motori “green” del futuro, con 50 nuove assunzioni, il "pacchetto" che costituisce l’impegno assunto alcune settimane fa a Roma da Wärtsilä per tutte le sedi del gruppo in Italia, compresa Trieste, coinvolta relativamente alla parte dell’attività che verrà mantenuta a Bagnoli, incentrata su services, e ricerca e sviluppo. Risorse e posti di lavoro non andranno peraltro a ridimensionare gli esuberi previsti sul fronte produttivo, un dato sceso a quota 320 (dopo una settantina di uscite volontarie negli scorsi mesi e altri addetti ricollocati su unità di business non oggetto del piano di ristrutturazione), ma, avverte Relli, «senza dimenticare che la vicenda riguarda un numero più o meno pari di lavoratori dell’indotto».
Ed è appunto per i lavoratori a rischio che ci si aspettava una risposta a inizio marzo, risposta che si spera possa arrivare almeno alla fine di questo stesso mese. Perché se il piano di investimenti soddisfa le categorie, non esiste alternativa alla reindustrializzazione del sito. Tanto più di fronte alle difficoltà di questa fase, con una fabbrica che si è rimessa in moto, ma a basso regime e con non poche difficoltà a reperire la componentistica.
Un contesto in cui inevitabilmente si alimenta il timore di uno stop alla produzione, con conseguente contratto di solidarietà. «Le commesse ci sono fino a fine aprile, poi non è previsto altro – fa il punto della situazione Roberto Pizzin, Rsu Fim Cisl Wärtsilä –. Quelle di Fincantieri sono terminate, ora ce n’è una di motori grandi e le ultime saranno di motori più piccoli, attorno a una decina di pezzi».