A Mantova notte-bis in strada per i passaporti, fino a 20 ore in fila tra caffè e biberon
Biberon in mano, mentre allatta il suo neonato seduta su una seggiolina pieghevole, Zineb racconta che è qui dalle quattro di mattina e per tenere il bimbo al caldo in auto si è data il cambio con l’amica che tiene in braccio la figlia di due anni. I passaporti sono per i due piccoli e in questa nuova fila pazzesca della seconda giornata di apertura straordinaria della questura, dalle 14.30 alle 16.30 senza prenotazione telefonica per cento pratiche poi diventate 140, non sono neppure in cima.
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D’altronde per conquistarsi i primi posti in quel serpentone umano di oltre trecento persone che anche ieri mattina, quasi in un déjavù, si snodava lungo tutti i portici di palazzo Ducale, c’è chi è arrivato alle 18 di domenica. Sono Sabrina e Alessandro di Pegognaga che si sposeranno a settembre e al viaggio di nozze sognato non vogliono rinunciare: così dopo averci già provato invano sabato 5 marzo, stavolta si sono attrezzati con panini, scorte d’acqua, coperte e auto posteggiata nei paraggi per alternarsi durante le loro oltre venti ore davanti al portone dell’ufficio passaporti. «Era sei mesi che provavamo sul portale».
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Poco dopo di loro ha cominciato ad arrivare altra gente come il geometra Gianluca Zorzella che abita in città, ma per garantirsi il terzo posto e alternarsi nell’attesa notturna con la compagna, ha addirittura preso una stanza d’albergo con finestra che si affaccia sulla piazza: «Quando ho visto arrivare i primi due sono sceso subito» racconta mentre distribuisce biscotti a chi ha condiviso con lui l’avventura all’addiaccio. Come Imen che ha 19 anni e la mattina è talmente provata da non riuscire neppure ad alzarsi dalla seggiolina che si è portata: anche lei abita in città e quando il freddo della notte è diventato insopportabile ha fatto un salto a casa per scaldarsi e preparare il caffè da portare in piazza agli altri che alle 23 erano già una ventina e alle 3 oltre quaranta. A lei il passaporto serve raggiungere al più presto la zia in Algeria: «Sono nata in Italia e ho il doppio passaporto, potrei partire solo con quello algerino ma poi non mi farebbero rientrare. È stato sfiancante ma se ne esco vincente ne sarà valsa la pena. Il caffè per tutti? Be’ qui ci si aiuta a vicenda».
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Ci si dà una mano e ci si organizza con i numeri della coda autogestita «che abbiamo distribuito fino al 125» raccontano due signore mentre alle 10.30 i funzionari dell’ufficio passaporti affiancati dai volontari dell’associazione nazionale Polizia di Stato, si mettono già al lavoro per controllare che tutti abbiano i documenti necessari e distribuire i numeri della coda ufficiale.
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«Ma lo sta scrivendo che è una vergogna?» ci chiede William Romano che è arrivato alle 3.30 dopo quattro mesi di vani tentativi online: «Ho 55 anni, non avrei mai pensato di trovarmi in una situazione simile, è una questione di principio e anche andare in vacanza dove voglio è un mio diritto». Come dovrebbe essere un diritto poter raggiungere «mio suocero in India che sta molto male» racconta una donna che troviamo in fondo al serpentone. O anche solo aspettarsi che una volta conquistato l’appuntamento online, sia valido anche per i figli minorenni: «E invece non è così, io e mio marito siamo riusciti a rinnovare i nostri documenti a fine anno, avevo mandato una Pec per chiedere di associare i bambini ma non è stato possibile. Quindi, eccomi qui, dalle 5.30». Col rischio anche di dover ripagare i bollettini da 42,50 euro fatti per i figli a novembre: «A fine marzo scadono».
E ALLA FINE ARRIVA ANCHE STRISCIA LA NOTIZIA
È arrivato in piena notte in piazza Sordello per intervistare le decine di persone già in coda e c’è tornato anche ieri in giornata: c’era anche Capitan Ventosa di Striscia la notizia ieri a Mantova per raccontare la seconda notte e giornata di passione per avere un passaporto.