Chi è Alarm Phone, l’Ong creata da una rete di Ong che accusa l’Italia e strumentalizza i naufragi
Chi c’è dietro Alarm Phone? E cos’è esattamente questa organizzazione, apparentemente indipendente, il cui numero di telefono, +334 86 51 71 61 , si ritrova sistematicamente nella rubrica di tutti i cellulari dei clandestini che si apprestano ad imbarcarsi su natanti di fortuna, spesso volutamente instabili e degradati, per raggiungere l’Italia?
Alarm Phone in queste ore sta lanciando contro l’Italia un’accusa gravissima che infanga la reputazione del nostro Paese in tutto il mondo: sostiene che l’Italia ha volutamente ritardato i soccorsi ai clandestini imbarcati su un natante, che si trovava in zona Sar libica, davanti alle coste della Libia, rendendosi così complice della morte di 30 persone, al momento disperse.: “30 persone sono morte a causa della non assistenza da parte delle autorità italiane”, ha scritto su Twitter Alarme Phone. Che in un comunicato ha rincarato la dose contro l’Italia, la Guardia Costiera e il Centro di coordinamento del soccorso marittimo italiano.
Vediamo dunque chi c’è dietro Alarm Phone, una vera e propria macchina da guerra che ha messo l’Italia nel mirino.
Non è né più né meno che un’Ong, come tutte le altre, che utilizza volontari, come le altre Ong.
Sono attivisti raggruppati in Ong che rispondono ai nomi di Welcome to Europe, Afrique Europe Interact, Borderline Europe, Noborder Morocco e Watch The Med.
Prendiamo Afrique-Europe-Interact. Che si definisce “una rete transnazionale, esclusivamente volontaria, fondata alla fine del 2009” fra i cui attivisti vi sono “numerosi rifugiati, migranti e deportati auto-organizzati“.
A parte il neologismo “deportati auto-organizzati” che fa sorridere, la Ong spiega, sul suo sito, di perseguire “in particolare due obiettivi. Da un lato, sosteniamo rifugiati e migranti nelle loro lotte per la libertà di movimento e la parità di diritti, sia nei paesi del Maghreb, sul Mediterraneo o all’interno della Fortezza Europa. D’altra parte, siamo coinvolti in dibattiti sociali sullo sviluppo equo e autodeterminato. Perché il diritto alla libertà di movimento globale“, che si traduce, ovviamente, nel molto presunto diritto a presentarsi in qualsiasi paese pretendendo di vivere lì , “e alla libertà di stabilimento è solo una faccia della medaglia. Non meno importante è il diritto di soggiorno, cioè la possibilità di condurre una vita in condizioni sicure, dignitose e autodeterminate a casa o nel paese di origine“.
Più o meno quello che fa anche Welcome to Europe, altra Ong che si nasconde dietro ad Alarm Phone.
Sul suo sito è specificato che “fornisce informazioni a rifugiati e migranti che potrebbero essere utili nel loro viaggio verso e attraverso l’Europa. Vogliamo dare accesso a consulenze e contatti utili in diversi paesi europei“.
Insomma si parla della rete di avvocati pronti ad ingaggiare quotidianamente lunghissime cause contro l’Italia a favore dei clandestini per ottenere che restino in Italia.
Giacché la totalità di questi extracomunitari non ha una lira – o dice di non averne – gli italiani pagano di tasca loro questi staff legali attraverso il gratuito patrocinio offerto dall’Italia a questi soggetti.
Molti di questi clandestini arrivati in Italia e con in tasca il numero di telefono di questi avvocati invariabilmente tenteranno una carta che va molto in voga in questo periodo: sosterranno di essere perseguitati nel proprio Paese a causa delle loro tendenze sessuali.
Borderline Europe è un’altra Ong, tedesca, che supporta Alarm Phone. Si descrive così sul suo Portale: “la nostra associazione borderline-europe è stata fondata nel 2007 come reazione al crescente isolamento della “Fortezza Europa”. Ci siamo imposti il compito di rendere pubblica la misantropica politica di frontiera dell’UE. I fondatori dell’associazione, da tempo attivi nel campo dell’asilo e della politica migratoria, hanno unito le forze con altri attivisti e gettato le basi per una cooperazione congiunta”.
Bordeline-Europe si occupa di “conduzione di contenziosi, nella raccolta di fondi per i costi di assistenza legale e attraverso il lavoro di pubbliche relazioni” per combattere la “criminalizzazione dei migranti e della solidarietà” in “stretta collaborazione con Ong locali come Porco Rosso in Sicilia, Human Rights Legal Project (Samos), Legal Centre Lesvos eParità di diritti oltre i confini in Grecia.
Per finanziarsi l’Ong dice di contare molto sui “proventi del libro “Act anziché Hope” del capitano di Sea-Watch Carola Rackete“. Quella che ha tentato di speronare una motovedetta della guardia di Finanza per entrare illegalmente in Italia.
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