L’amore “inclusivo” di Giulietta danza a Gorizia con Eleonora Abbagnato
GORIZIA Giulietta, personaggio simbolico, fonte ciclica d’ispirazione per autori e interpreti, è il titolo dello spettacolo confezionato ad hoc da Daniele Cipriani per l’Étoile Eleonora Abbagnato coadiuvata in scena da un cast di giovani artisti e dalla talentuosa figlia, Julia Balzaretti, di undici anni. Proprio la stessa età che aveva la danzatrice quando esordì come bimba prodigio a fianco di Carla Fracci. Così, dopo il debutto estivo al Teatro Romano di Verona, Giulietta, trittico coreografico che fa perno sulla figura dell’eroina scespiriana, approda in esclusiva regionale al Teatro Verdi di Gorizia, mercoledì alle 20.45.
Già Étoile dell’Opéra di Parigi e dal 2015 direttrice del corpo di ballo dell’Opera di Roma, Eleonora Abbagnato è preceduta da una popolarità mediatica legata al teatro ma fatta anche di apparizioni televisive, esperienze tra cinema e video-musicali, un’autobiografia e numerosi premi. L’intraprendenza di cui ha dato prova in questi anni ha portato l’arte coreutica a un vasto pubblico, dimostrando quanto la danza sia un'espressione capace di interpretare l’essere umano e rifletterne stati d'animo e pulsioni. A partire da Giulietta, simbolo trasversale e potente dell’irresistibile forza dell’Eros, il progetto travalica i confini di questa esemplare vicenda per raccontare un amore più ampio e “inclusivo”: non solo tra uomo e donna, ma anche tra persone dello stesso sesso.
L’amore declinato nelle sue molteplici forme, pertanto, è il leit motiv dello spettacolo che unisce brani a firma di autori noti ed emergenti della scena attuale su musiche, trascritte, eseguite da due virtuosi del pianoforte Marcos Madrigal e Alessandro Stella.
Il passo a due di apertura tratto dal balletto Rosso e Nero, creato nel 1988 da Uwe Scholz e rimontato da Giovanni Di Palma, è una preziosa pagina di storia della danza non a caso riproposta sulla Symphonie dramatique da Roméo et Juliette di Berlioz. La passione trasgressiva e contrastante, tra il seminarista Sorel e la sua amante, M.me de Rênal, interpretata da Abbagnato con Michele Satriano si traduce in una danza aerea dove il senso di fragilità e il conflitto si fondono alla sensibilità musicale.
Centrale la creazione di Giorgio Mancini, Rainbow, Love & Peace sulla West Side Story Suite di Bernstein, Bandiera della Pace e rimando ai diritti Lgbt. Se West Side Story trasponeva la vicenda degli amanti da Verona a New York, il balletto di Mancini è concettuale e raggiunge una fratellanza più estesa: inizialmente total black e poi rivelati dalle vivaci calzamaglie firmate Laura Biagiotti, cinque uomini ruotano attorno alla presenza magnetica di Rebecca Bianchi (Étoile del Teatro dell’Opera di Roma). Ogni colore, nel suo significato simbolico, ispira combinazioni sceniche diverse che dalla dimensione intima raggiungono un acme ritmico e virtuosistico con Gabriele Consoli, Bryan Ramirez, Michele Satriano, Simone Agrò e Mattia Tortora. La creazione Giulietta su musica di Ciaikovsky, dei coreografi Sasha Riva e Simone Repele, anch’essi in scena, è il suggestivo finale dello spettacolo: rileggendo modernamente alcuni archetipi di Shakespeare i due autori costruiscono immagini poetiche, d’intensità rapinosa. Mano nella mano, madre e figlia (Abbagnato e Balzaretti) si specchiano l’una nell’altra, sul filo di un racconto senza tempo che mescola al presente la tragedia degli amanti.
Julia (come Giulietta) sogna ad occhi aperti l’amore raccontato e immaginato da una bambina. Un sonetto, sussurrato alla piccola dal suo amico immaginario (Repele), infonde l’anima a una serie di invenzioni coreografiche, tra teatro e danza, dove Romeo (Riva), più vicino a un cartoon, non è l’innamorato ideale, come nell’opera. Il rifugio fatto di lenzuola, improvvisato in scena, in cui la bimba si nasconde dal mondo adulto con l’innocenza del gioco è l’ultimo baluardo di uno spazio di scoperta che ci riconnette improvvisamente alla vicenda, il finale, in cui compaiono i due innamorati nel momento del suicidio.