Sito inquinato di via dell’Agraria a Monfalcone: la bonifica sale a 4 milioni
MONFALCONE Destinata a parco dal Contratto di quartiere per Panzano, strategica per fornire sfogo alle società veliche e remiere, soprattutto in occasione di eventi sportivi, l’area compresa tra il retro di Nidec Asi e via dell’Agraria resta invece un sito inquinato, seppure inserito nel Piano regionale delle bonifiche. Perché torni a disposizione del Comune, ora però ci vogliono 4 milioni 130 mila euro.
In sostanza un milione in più rispetto al quadro economico di progetto approvato dal decreto regionale del 19 luglio dello scorso anno, con cui si è dato anche il via libera al progetto di messa in sicurezza permanente del sito di via dell’Agraria, corredato dalle prescrizioni contenute nei pareri di Asugi e di Arpa Fvg.
Nell’arco di otto mesi scarsi i costi dei materiali di costruzione e dell’energia hanno subito però un aumento consistente, recepito dal nuovo prezziario regionale, e la società incaricata della progettazione, la Astra Snc, nata all’interno dell’Area di ricerca Science park di Padriciano, ha aggiornato le previsioni di spesa di conseguenza. Per l’amministrazione comunale si è trattato quindi di approvare il nuovo quadro economico in modo da poter chiedere alla Regione un contributo per la realizzazione della bonifica di un sito contaminato individuato dal Piano regionale di bonifica (dove compare alla 23esima posizione della graduatoria). «La determina ha una funzione tecnica in questo momento – spiega il dirigente dell’Area tecnica del Comune, l’ingegner Enrico Englaro –, dopo che nell’autunno del 2020 la Regione ci ha concesso un contributo di circa 12.500 euro per la redazione del progetto operativo di bonifica-messa in sicurezza permanente del sito».
La vicenda del sito di via dell’Agraria, che una quindicina d’anni fa pareva funzionale allo sviluppo di una nuova viabilità e linea ferroviaria a servizio degli stabilimenti Fincantieri e Ansaldo, finora è stata connotata da tempi lunghi. L’inizio risale all’1 febbraio del 2006, quando il Comune segnalò un superamento delle Concentrazioni limiti ammissibili di inquinanti in base al decreto ministeriale numero 471 del 1999. Di due anni dopo è l’approvazione del piano di caratterizzazione da parte della Regione e del 2011 l’avvio dell’analisi del rischio da parte del Comune e la conseguente conferenza dei servizi. Una procedura che si è conclusa solo sette anni dopo, nel 2018, quando la Regione ha approvato l’analisi di rischio, concedendo quindi il contributo per la progettazione. Nel frattempo, nel 2014, parte dell’area è stata ceduta a Nidec, e la nascita del giardino, previsto dal Contratto di quartiere, è stata frenata a lungo dalla scoperta dell’inquinamento del terreno. Il parco, intitolato ad Adelchi Pelaschier, è risultato quindi quasi la metà di quello previsto sulla carta