Modou si separa e diventa povero. E ingaggia una battaglia con l’Inps di Mantova
Impotenza al cubo. Al dolore per il matrimonio naufragato, col pensiero fisso ai due figli piccoli e lontani, si somma la rabbia contro la burocrazia ottusa, che sembra non conoscere diritti né compassione. Ma Modou non è tipo da farsi scoraggiare e ha ingaggiato una battaglia a colpi di carte con l’Inps. La questione è di soldi e, soprattutto, di principio: il papà separato chiede che, come stabilito dal tribunale, gli sia riconosciuto l’assegno unico con cui pagava quasi per intero il mantenimento dei figli. A far sballare i conti è stato il reddito di cittadinanza ottenuto dall’ex moglie che, per un automatismo di legge, da luglio intasca anche i tre quarti dell’assegno unico prima accreditato all’ex marito. Ma da Modou pretende la stessa somma per i bambini. A sanare la falla basterebbe una delibera dell’Inps, altrove hanno risolto così casi simili. Non qui.
«A Mantova sembra di sbattere contro un muro di gomma» denuncia Modou in un italiano elegante. Senegalese, due lauree e una lunga scia di lavori, in Italia è arrivato con le carte in regola. Non è un privilegiato, racconta di essersi sudato ogni singola conquista, agli studi si è potuto mantenere grazie alle borse di studio e in Puglia ha fatto anche il fruttivendolo ambulante. In questo spicchio di pianura è approdato dopo il deragliamento del matrimonio, rispetto al quale mantiene un riserbo inscalfibile. «È una vicenda molto dolorosa» sussurra. A parlare per lui le carte che dispone a raggiera sul tavolo, con un mazzo da gioco. Tribunale, Inps, estratti conto. Nessun trucco.
Non è solo una questione di soldi, ma Modou è comunque costretto a farsi i conti in tasca: da operatore sociale, dipendente di una cooperativa, guadagna poco più di 1.300 euro al mese, con cui deve pagare l’affitto di casa, le bollette, la spesa e il biglietto del treno per andare a trovare i bambini in Puglia. Ai due figli – di otto e cinque anni – si è impegnato a versare quattrocento euro al mese (più la metà delle spese straordinarie). Finché l’importo dell’assegno unico è stato di trecentocinquanta euro gli è bastato integrare con poco. Adesso che la somma si è asciugata a meno di novanta euro, cominciano a essere dolori.
«Rivendico un diritto, non chiedo favori – ripete Modou sostenendo lo sguardo dell’interlocutore, le sclere bianchissime nella geografia del volto ebano – lotto contro la discriminazione istituzionale dei padri separati, ne conosco almeno altri quattro nelle mie condizioni. Basterebbe una delibera dell’Inps perché l’assegno unico mi venisse di nuovo accreditato per intero, ma sembra di chiedere l’impossibile. E ogni volta mi scontro con l’arroganza. Non vorrei dover pensare che c’entri anche il colore della mia pelle».