Fiumi all’asciutto la siccità morde «Può esser peggio dell’anno scorso»
Ivrea
Il Chiusella è una pozza d’acqua ai limiti del misurabile (circa 1 metro cubo al secondo anziché 4), l’Orco è quattro volte sotto la media stagionale (tre metri cubi al secondo anziché 12), mentre la Dora Baltea passa da -46% a -28% (25 metri cubi al secondo anziché 35), ma è un «recupero illusorio» spiega il direttore generale dell’Arpa Piemonte Secondo Barbero, dovuto a una nevicata sul Monte Bianco. «La siccità di quest’anno - precisa -, rischia di esser peggiore dello scorso anche perché si tratta del secondo consecutivo».
Per misurate gli effetti del clima asciutto in Canavese basta guardare i nostri fiumi e torrenti. È vero che, come spiega Secondo Barbero, «questa è la stagione in cui solitamente le portate sono minori», ma quello che manca è la neve ad alta quota «ne abbiamo pochissima, abbiamo un terzo delle riserve che dovremmo avere in questo periodo».
Il bollettino di Arpa Piemonte alla fine di febbraio parla chiaro. «Il mese ha registrato precipitazioni molto al di sotto della norma climatica 1991-2020, con un deficit medio sostanzialmente uniforme sulla regione e quantificabile in circa -80% - scrive l’agenzia regionale -. Fanno eccezione le zone alpine occidentali dove le nevicate soprattutto di fine mese, hanno contenuto il deficit attorno al 40%. Con la fine del mese, si è chiuso anche l’inverno meteorologico 2022-2023, l’ennesima stagione ancora piuttosto anomala sia dal punto di vista delle temperature (9° inverno più caldo degli ultimi 66 anni) sia dal punto di vista delle precipitazioni solide e liquide che hanno fatto registrare un deficit complessivo di circa il 45% rispetto alla norma 1991-2020». Peccato che il Canavese non rientra tra le zone occidentali dove il deficit è contenuto, visto che, spiega Barbero «parliamo per lo più dell’alta Val di Susa e della Valle d’Aosta. Nel resto della Regione l’inverno si sta concludendo con un deficit di piogge medio tra il 60% e il 70%».
L’ultima, flebile, speranza sono le nevicate di fine marzo-inizio aprile, che storicamente, in anni meno avari di precipitazioni, si sono verificate, anche copiose. «Diciamo però - precisa Barbero -, che la base è molto scarsa. È comunque verosimile che possa nevicare, ma è difficile che possa coprire il deficit che abbiamo accumulato».
Esiste un indice che consente di definire lo stato di siccità in una località, su diverse scale temporali: si chiama indice Spi. Applicato al Piemonte mostra per il trimestre dicembre-gennaio-febbraio «una situazione generale di normalità, anche se i valori numerici dell’indice suggeriscono una fase spostata verso la siccità lieve - come spiega il bollettino di fine febbraio di Arpa Piemonte -. Diverso invece lo scenario a medio (6 mesi) e lungo (12 mesi) termine, dove l’indice riflette la scarsità di pioggia osservata nell’ultimo anno quando, in 10 mesi su 12, l’anomalia di precipitazione è stata negativa, e i cui effetti si sentono anche oggi, visto che gran parte della regione si trova in condizioni di siccità severa o estrema».
Il Canavese rispetto agli ultimi sei mesi è ricompreso tra zone di siccità moderata, severa o estrema, mentre se si considerano gli ultimi 12 mesi, scompare la fascia moderata.
Anche per quanto riguarda le temperature, prosegue il bollettino «si segnala un febbraio caldo (anomalia positiva di circa 2°C) che lo colloca al 7° posto tra i più caldi dal 1958. Le alte temperature della seconda decade del mese hanno favorito anche una fusione generalizzata del manto nevoso che si è ha ripreso solo parzialmente con le nevicate e le temperature sotto media della fine del mese».