Treviso, dopo il degrado anche lo spaccio: così l’Appiani fa sempre più paura
Profughi, senza fissa dimora e anche più di qualche balordo sotto l’effetto di alcol e droghe che si avvicina ai passanti in cerca di soldi o sigarette. L’area gialla al primo piano di Park Appiani fa paura, anche in pieno giorno. Di pochi giorni fa la segnalazione di una mamma spaventata che si è trovata faccia a faccia con una persona completamente alterata. Chi può cerca parcheggio da un’altra parte per il timore di incorrere in situazioni poco rassicuranti, e non solo con le tenebre. Alcune persone che lavorano negli uffici e nelle attività commerciali della cittadella rinunciano a utilizzare gli appositi spazi di stallo.
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L’impossibile normalità
Lo scenario è sempre lo stesso, giorno dopo giorno: giacigli lungo i marciapiedi nel perimetro dell’area, i rami degli alberi che diventano stenditoi per i panni, persone sdraiate per terra, vani scale che nella notte si trasformano in piccoli “appartamenti” a cielo aperto, il tutto in una pseudonormalità, per lo più accettata da chi usufruisce del parcheggio in modo del tutto indifferente. Fino a che gli invisibili emergono dall’ombra e si avvicinano agli automobilisti diretti verso gli uffici della cittadella, alla ricerca di qualche spicciolo o una sigaretta.
Durante il giorno si trovano le coperte dei profughi stese, in modo anche ordinato, lungo i muretti di cinta del parcheggio, una dopo l’altra. Sono le stesse dei richiedenti asilo che stanziano davanti alla questura. Persone che, in attesa di una vita dignitosa, vivono come possono ai margini della società e allora, se il marciapiede diventa letto, i rami spogli degli alberi diventano armadio. Poco distante, un ragazzo è sdraiato per terra, senza nulla che lo separi dal cemento, parla al telefono e si è tolto le scarpe.
Nello spazio al coperto tra il vano scale e il parchimetro, verso l’uscita, una donna si è creata la sua piccola dimora. Ci sono scatoloni accatastati uno sopra l’altro, contengono vestiti e oggetti personali che le permettono di coprirsi e passare le notti fredde dell’inverno. Il parapetto del vano scala è attrezzato come un piano cucina: qualche genere alimentare, lattine di birra, un vaso con una pianta.
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Notte e spaccio
Al tramonto la donna sistema un materasso per terra, lo rende più caldo e soffice con diverse coperte. Ci si corica fino alle 8 del mattino, quando la zona comincia a popolarsi da chi parcheggia l’auto. Hai bisogno di qualcosa? «Dipende da cosa», risponde la donna, che declina del pane. Alla domanda: hai paura?, risponde che no, non ha paura, neanche di notte. Perché è di notte che il parcheggio cambia volto, ospitando balordi che spacciano o si trovano per consumare droghe o alcol.
Il problema del parcheggio Appiani è stato più volte oggetto di interesse da parte dell’amministrazione e della questura oltre che di associazioni che si occupano di accoglienza come Migrantes. Un problema che nonostante l’intervento delle forze dell’ordine, evidentemente, continua a riproporsi.