Volpago. L’ex convento dei Nonantolani rinasce dopo anni d’abbandono
il gioiello
Sono praticamente finiti i lavori a Volpago per il restauro dell’ex convento dei Nonantolani, alias Ca’ Bressa. Per inaugurarlo, trasferirvi la biblioteca comunale e installarvi un museo dell’automobilismo e dei volpaghesi illustri si attende solo la fine delle restrizioni dovute alla pandemia. «Speriamo di poterlo fare per giugno», spiega il sindaco Paolo Guizzo che intanto già pensa ad altri sogni concretizzabili per tutta l’area di via San Carlo e non risparmia, senza fare polemica, critiche per la scarsa attenzione al luogo storico da parte di chi lo ha preceduto.
La storia del palazzo – salvato dalla rovina grazie all’intervento del Comune durato circa quattro anni e costato una somma superiore ai tre milioni di euro ottenuti grazie a bandi pubblici – è lunga sette secoli ed è complessa.
L’edificio venne costruito nel dodicesimo secolo come residenza della famiglia nobiliare dei Bressa, il cui stemma si intravede ancora negli affreschi rovinati dal tempo. I Bressa erano proprietari anche di un grande palazzo a Treviso, che si trovava dove ora c’è piazza Vittoria. Dopo l’estinzione di questa casata, che deve il nome Bressa dall’origine bresciana, la proprietà passò ai monaci nonantolani che ne fecero un monastero e successivamente a un’altra casata nobiliare, i Manin, di cui faceva parte l’ultimo Doge della Serenissima, Ludovico Manin.
Con quest’ultima proprietà la villa – dove si ritrovano ancora tracce di pregevoli affreschi del ’300 e dei secoli successivi che devono ancora essere ben studiati e restaurati in modo definitivo – decadde al rango di abitazione dei contadini addetti alle terre dei Manin.
«Nel 1975 poi venne acquisita dal Comune assieme ai 40 ettari che oggi costituiscono l’area Pep. L’amministrazione di allora non aveva i 100 milioni di lire (che oggi sarebbero circa tre milioni di euro ndr) per liquidare i Manin. Molto generosamente il sindaco, l’imprenditore Saverio Volpato, li anticipò la cifra di tasca propria, facendoseli restituire poi a rate», prosegue Guizzo che guarda con gratitudine alla generosità del suo lontano predecessore.
Volpato infatti dall’operazione non guadagnò nulla, se non la possibilità di andare avanti con il progetto a favore della cittadinanza senza dover accedere a finanziamenti di banche o di altri enti pubblici. Una parte del palazzo fu quindi usata come magazzino comunale e subì momenti di incuria.
«Negli ultimi 10 anni la manutenzione ordinaria è stata carente, provocando infiltrazioni d’acqua a cui sono seguite anche cadute di soffitti che ci hanno imposto costosi interventi di imbragatura, per evitare il crollo dei muri esterni», continua il sindaco, che ha dovuto impegnarsi non poco per portare il palazzo allo stato attuale.
Ora gli ottocento metri quadri che comprendono il piano terra e il primo piano saranno destinati alla biblioteca. Al primo piano, inoltre, ci sarà un’area espositiva da 400 metri quadri da destinare in parte a museo dell’automobilismo, per valorizzare la figura del volpaghese Ugo Gobbato – pioniere dell’industrializzazione del settore – e in parte al resto della storia locale.
Per proteggere gli affreschi sopravvissuti a questi secoli e le testimonianze storiche presenti sui muri e i soffitti, nulla verrà appoggiato alle pareti esterne: dall’impiantistica agli scaffali.
I piani del sindaco però non finiscono con la villa. È già pronto il progetto esecutivo per fare un teatro-sala conferenze nell’attigua barchessa, che ora appare semi crollata. Si attendono i risultati dell’assegnazione di un bando europeo a cui il Comune ha partecipato per iniziare i lavori, per costruire una struttura a disposizione della cittadinanza e soprattutto delle vicine scuole.
La pandemia ha provocato ritardi nella comunicazione dei risultati, ma il sindaco è ottimista sul finanziamento dell’opera.
È poi in programma un intervento per decorare il cortile con salti d’acqua e altre migliorie, lavori che potranno anche costituire l’occasione per risolvere dubbi archeologici sulla presenza di tombe dei monaci. Infine c’è un sogno nel cassetto: acquistare un’area confinante che, unita a un terreno già donato al Comune, potrà dotare il complesso dei Nonantolani di un grande parco a disposizione di tutta la cittadinanza. —
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