Una finestra aperta, una voce perfetta: così Torsa scoprì il mito della Callas
Una lontana estate, a Torsa, negli anni cinquanta, nella pacata quotidianità di abitudini non ancora sfiorate dal boom. Le finestre della casa padronale sono aperte, dal giardino e dalla vicina roggia sale un sentore d’erba e un velato umidore; in casa, una signora canta brani d’opera lirica e la voce è incantevole. La sentono, meravigliati, i paesani. È la moglie del nuovo padrone delle fornaci, il signor Giovanni Battista Meneghini.
Lui viene da Verona e lei, a volte, lo segue e soggiorna per brevi periodi in quella casa che ha sulla facciata la scritta in rosso Fornaci di Torsa e ha davanti a un piccolo giardino dove svettano delle palme.
In paese non la vedono quasi mai: la siore non solo è foresta ma non è neppure italiana: si chiama Maria, Maria Callas!
La sentono cantare i ragazzi che si bagnano nella roggia e Walter Crasnich, che lavorava nelle fornaci, ricorda bene quei gorgheggi: «Li udivamo, noi maestranze, mentre spingevamo i carrelli carichi di laterizi».
«Une siore di pocis peraulis», afferma Valerio Galassi che ha sedici anni quando nel 1955 si svolgono i festeggiamenti per l’acquisto delle fornaci e ricorda il rinfresco offerto da Meneghini e «la signora venuta da Milano, ben vestita, elegante. Indossava un tre quarti nero. Era arrivata con l’autista su un macchinone e avevano fatto benzina. Lei allora non ha parlato, ma parlava il marito che era affabile e amante della compagnia e aveva anche organizzato una partita di calcio tra i dipendenti delle sue fornaci di Verona e Torsa; Torsa aveva perso. Espansivo, amante della compagnia, lui girava in moto».
In paese non ci sono memorie di cameriere, giardinieri e cuoche, è forse impossibile trovare una fotografia che ritragga la Callas a Torsa, in quella casa dove Maria ha vissuto in una splendido isolamento, in un Friuli legato a una tradizione di timidezza gentile. Scarni ricordi, solo quella voce!
Maria Callas in Friuli c’era già stata, a Udine nel ’48, si era esibita nella “Turandot” al teatro Puccini e il Messaggero Veneto aveva pubblicato una lusinghiera recensione, certamente una delle prime: «Maria Callas grande interprete, voce adatta a questa parte, senso esotico ed irreale...».
Con il Friuli la cantante avrà ancora un rapporto affettivo, breve come l’intensa amicizia con Pier Paolo Pasolini. Nell’estate del 1969 interpreta “Medea”, il set è a Grado, il regista ha scelto quel paesaggio come fosse la Colchide.
Maria Callas ha nel volto i segni di una recente delusione d’amore, eppure sono giorni gratificanti. Pasolini le regala un anello con una corniola di Aquileia e di lei scrive “Sei come una pietra preziosa”.
Maria, “la divina” non ha avuto una vita felice pur se costellata di trionfi e onori, non sapremo se mai ha ricordato i suoi giorni a Torsa, ma a Milano, riconosciuta icona di eleganza, ha un parrucchiere di fiducia e un esile filo ancora la lega al Friuli: il parrucchiere è di Pocenia.
Ora a Pocenia la vogliono ricordare il regista Livio Galassi, l’associazione “Il Cidul” e l’amministrazione comunale e hanno in progetto l’affissione di una targa.
Il ricordo verrà in parte ripreso da una mostra curata da Alberto Della Siega e Raffaella Beano, programmata per la prossima estate alla “Terrazza a Mare” di Lignano con la collaborazione del Comune. Saranno immagine inedite e sorprendenti.