Morto Lino Del Frate, il barbiere di Gonars
GONARS. Era stato il barbiere del suo paese, Gonars, tagliando i capelli a intere generazioni e, una volta in pensione, si era dedicato a costruire presepi che poi esponeva in chiesa, due attività che amava, anche se il ballo era la sua grande passione, assieme all’orgoglio di essere alpino.
Era così Lino Del Frate, 84enne di Gonars, morto mercoledì all’ospedale di Palmanova, dove si trovava da lunedì dopo aver contratto il Covid. Lascia la moglie Annita e le figlie Rosi e Nicoletta. I funerali saranno celebrati appena tutta la famiglia sarà guarita dal virus.
A raccontare la figura di Del Frate è la figlia Rosi, che con grande emozione lo ricorda alla poltrona del negozio tagliare capelli ai clienti, per i quali aveva sempre una buona parola. «Papà, assieme alla mamma, era appassionato di ballo e dove c’era una festa loro erano presenti. Era molto attaccato alla vita ed era una persona estroversa e solare».
Con la pensione si era impegnato nel suo hobby: realizzare presepi, l’ultimo dei quali è stato esposto nella chiesa di Gonars lo scorso Natale. Dopo una malattia agli occhi aveva perso la vista «ma in paese – rammenta Rosi – vedevano lui e la mamma passeggiare mano nella mano: lei lo portava ovunque desiderasse e lui non faceva mai pesare la sua situazione.
La loro era una coppia d’altri tempi, il loro amore era di quelli rari. Con la cecità aveva acquisito una grande manualità e, con l’aiuto della mamma, riusciva a creare i presepi, piccoli gioielli di pazienza».
Poi la figlia racconta l’ultima settimana e si commuove. «Il papà aveva un’infezione – prosegue Rosi –, ma dopo essere stato sottoposto al test era risultato anche positivo al virus, come anche la mamma. Le sue condizioni non erano proprio delle migliori, ma non voleva essere ricoverato in ospedale, e neanche la mamma lo voleva temendo che non potesse avere quelle attenzioni che gli erano necessarie a causa della cecità. Lunedì la situazione è peggiorata e il ricovero a Palmanova si è reso necessario.
Martedì papà stava benino tanto che un’infermiera, con una grande umanità, un angelo, ha prestato a papà il suo cellulare, avvolto in un sacchetto, e gli ha fatto chiamare la mamma. È stata una gioia immensa per entrambi. Poi mercoledì, alla stessa ora delle telefonata, è mancato».