L'immenso valore del silenzio
«Se un tram investe un malato di Covid…». Siamo alle solite. Insomma, se un tram investe un malato di Covid i giornali scrivono che è morto per il virus e non per i traumi. Il pensiero l’abbiamo completato sintetizzando il concetto della solita frotta assortita di commentatori, quelli che ogni giorno scorrazzano sui social, compreso la pagina del nostro giornale. Popolo variegatissimo, in parte incline al negazionismo, al complottismo e a qualche altro “ismo” che per educazione non diciamo. Non è la prima volta che tocchiamo questo tema. Tocca purtroppo ripeterci, confortati dal saggio adagio latino repetita iuvant.
La storia è quella, drammatica, che raccontiamo anche nelle pagine successive: la piccola Yousra, l’undicenne di Finale Emilia morta venerdì dopo diciassette giorni di ricovero al Sant’Orsola di Bologna. Aveva superato un intervento al cuore quando aveva appena tre anni. Non è riuscita a vincere il Covid che ha piegato quel corpo più delicato rispetto ad altri. Il nodo è tutto qui. In quella domanda semplice che decine di aspiranti virologi da tastiera non sanno o non vogliono porsi: se il Covid non l’avesse colpita la bambina sarebbe ancora viva? La risposta è sì. Yousra stava bene finché il virus non l’ha aggredita.
È vero, la sua salute era più cagionevole e doveva sottoporsi a controlli: ma è un buon motivo per morire? La risposta è no. E allora perché intavolare il solito webinar dell’assurdo, frequentato anche da ex consiglieri regionali, calpestando per l’ennesima volta la scienza alla quale invece dovremmo aggrapparci? La risposta francamente ci sfugge. Anzi no. Ce l’ha data qualche anno fa Umberto Eco. Il concetto è noto: abbiamo dato diritto di tribuna a persone che prima le sciocchezze le sparavano tra le mura di un bar. Ma davanti a una bambina che se ne va e a una famiglia che soffre il silenzio sarebbe gradito. I commenti molto meno. –