Pd, Letta parla ai circoli e stanga i due Mattei: no al partita del capo
Un partito innovativo e ancorato alla sua base. Non «un partito del capo», ma un partito che sappia ascoltare i suoi iscritti per costruire con loro l’orizzonte politico del futuro. Poche parole e subito due stoccate. In collegamento con i circoli Pd di Firenze e dell’Area metropolitana, Enrico Letta, il pacifista (ma non più pacifico) battezza Matteo Renzi e Matteo Salvini.
Prende due Mattei con una frase. O poco più. Ricorda ai suoi giovani che il nuovo Pd non sarà a misura di uomo solo al comando (questa è per Renzi), che non sarà a misura di uomo (ma di donne e uomini); che non si troverà più in difficoltà come lo è ora la Lega. «Noi il fondo lo abbiamo toccato un anno fa».
LA BASE VIENE PRIMA
«Per i dirigenti del nostro partito il rapporto con la base e i circoli deve passare da tentativo di controllo a tentativo di ascolto. Se qualcuno parla e tu non ascolti la cosa non funziona. O meglio, funziona in un partito costruito sul capo. Ma noi non lo saremo mai» attacca Letta, disegnando «un nuovo modello di partito» in diretta Facebook con i segretari dei circoli di Firenze. E nel corso della diretta sono ricorrenti le stoccate a Salvini.
LEGA IN AFFANNO
«Vedo la Lega in difficoltà, gli atteggiamenti di Salvini sono quelli di chi non sa come prendere questa situazione. E Draghi sta rispondendo a Salvini in un modo che spiega il nostro sostegno a questo governo» dice Letta. Ripercorrendo molti dei temi che aveva affrontato nella recente intervista esclusiva rilasciata al direttore de Il Tirreno, il segretario Dem si paragona «alla mamma del film Good Bye Lenin», che dopo il risveglio dal coma trova un mondo profondamente cambiato. «Sono stato via per sette anni. E sono tornato perché abbiamo avuto la percezione che questa storia potesse finire. Perché ho capito che poteva finire tutto e mi sono detto che se ho la possibilità di evitare che tutto questo finisca devo farlo».
TOCCANDO ILO FONDO
Per il segretario dem l’unico modo per dare impulso un Partito democratico arrivato a «toccare il fondo» è quello di tornare ai territori e al rapporto con i suoi iscritti. Anche per questo parla di «intelligenza collettiva» e della volontà di progettare le scelte ascoltando le proposte delle persone. «Non possiamo chiedere una mobilitazione delle persone se non c’è un metodo che dimostra alle persone che poi ci sarà una risalita fino al centro delle cose che stanno dicendo. E insieme si tirano fuori più idee di quanto un capo da solo possa fare». E in questo Letta considera fondamentale lo strumento digitale, anche per «ribaltare il meccanismo troppo verticistico che aveva preso il nostro partito». Il segretario pensa ad esempio agli incontri online che possono garantire a un numero sempre maggiore di iscritti la possibilità di partecipare alla vita di partito. «Capisco la critica che la politica è fatta di presenza fisica. Lo so e quello che dico non è alternativo. Sto dicendo che si aggiunge qualcosa. Come ho detto nell’intervista al Tirreno, il primo comizio l’ho fatto a Monteverdi, Pisa, e qualunque politico vive dell’abbraccio degli elettori. Sono in attesa che si torni a questo abbraccio». In sostanza Letta vorrebbe un partito che «prendesse la bandiera della modernità che ha perso e che hanno preso altri. Vorrei che noi fossimo il partito che sposa l’idea dell’intelligenza collettiva. Io non ho brame di potere, voglio provare a vedere se questo esercizio può fare dell’Italia un paese innovativo a livello europeo. Dobbiamo avere l’ambizione di guidare e di avere un’idea collettiva di Paese altrimenti ci spaccheremo e questo disegno sarà finito. Altrimenti saremo subalterni». Tutto ciò anche in vista delle agorà democratiche dei prossimi mesi, una serie di momenti pensati per condividere idee e progettare. Alla fine applausi e apprezzamenti per il neosegretario. Che ha ancora molto da lavorare, come dimostra lo scontro per la carica di capogruppo alla Camera (vedi pezzo a fianco). —
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