Il Castel Sonnino apre a tutti, i proprietari: «Vogliamo che diventi un luogo vivo per la città»
Lo guardi da fuori, sospeso tra il cielo e il mare del Romito, a picco tra il verde della macchia mediterranea e il blu della cala del Leone da una parte e del Rogiolo e di Quercianella tutta dall’altra. Lo ammiri come si fa con i quadri più belli. Lo scruti per la sua storia secolare. Vorresti visitarlo in ogni suo angolo a mo’ di libro di storia addirittura cinquecentesca e di storie da leggere tutto d’un fiato. Lo spettacolare Castel Sonnino idealmente abbassa il suo piccolo ponte levatoio alla città di Livorno. Lo fa e lo farà sempre di più soprattutto dopo gli imminenti lavori di messa in sicurezza che partiranno a brevissimo e interesseranno la sua parte a mare, quella del moletto per intenderci.
«Come già aveva cominciato soprattutto nostro padre, noi vogliamo mettere a disposizione della città questo importante bene storico», a parlare è Stefano Pucciarini che insieme al fratello Francesco sono i proprietari del castello. Quel castello amatissimo dalla città. Per quello che evoca. Per la sua bellezza. Per i suoi misteri.
È un bene importante, ne sono consapevoli i gemelli 34enni che hanno già preso contatti con varie realtà associative e istituzionali cittadine. Ci sono stati contatti tra gli altri, anche col Comune, col festival Mascagni.
Il progetto è concreto e diventerà realtà a breve. Perché quel contesto fiabesco fatto di ettari di boschi incontaminati, di ambienti esterni ben curati, di terrazze spettacolari, di belvedere progettati da nonno Sergio Pucciarini.
Quel castello fatto di 450 metri quadri di stanze di rappresentanza arredate e spazi più piccoli dalla vista mozzafiato, di finestre che in origine erano utilizzate per sparare e difendere la costa dai pirati, vuole diventare una sorta di palcoscenico naturale di iniziative culturali e benefiche. Dalla musica al teatro, dal volontariato all’arte, dalle visite guidate (già cominciate negli scorsi anni). E ancora mostre, concerti, volontariato. Il castello e il suo moletto vogliono ospitare. Accogliere. Fare da spettacolare setting naturale a manifestazioni e iniziative.
«Vogliamo veramente diventare un luogo vivo per la città: alcune iniziative le abbiamo cominciate anche negli anni scorsi, penso al teatro di Utopia del Buongusto, a mostre di arte, alle visite guidate e alle iniziative del Fai - continuano dalla proprietà - bene, vogliamo aumentare tutto questo. L’intenzione della nostra famiglia non è quella di arricchirsi con il castello: ovviamente alterneremo anche con l’organizzazione di eventi privati per cercare di reinvestire alcune entrate nella manutenzione molto onerosa di questo castello».
Non è difficile capire quanto possa essere costosa la manutenzione di un bene così, esposto notte e giorno alle forze della natura.
Ed è proprio la potenza del mare ad aver ferito - e non poco - il sottostante moletto. Dal castello si arriva al mare da uno stradello nel bosco. Anche la parte collinare racconta che quel terreno non gode proprio di ottima salute. Ci sono diverse frane e smottamenti. Con buche, massi caduti e pericolosi cedimenti. «La nostra intenzione è quella di coinvolgere nelle iniziative che saranno organizzare qui al castello anche la parte del moletto: ovviamente prima dovremo cominciare e finire i lavori urgenti di messa in sicurezza che faremo partire a breve». I gemelli Pucciarini conoscono bene la storia di quel fortilizio fiabesco costruito nel 1895 dal politico Sydney Sonnino, ma che getta le sue radici ben prima. Al tempo dei Medici che nei primi anni del 1500 costruirono un fortilizio sui ruderi di un vecchio fortino ancora precedente.
Dotarono questo fortilizio di una torre in difesa della costa dai pirati. Il barone Sonnino trasformò, poi, quella fortezza in un vero e proprio castello, appunto. Tanto lo amava che a picco sulla scogliera c’è la sua tomba in pietra, adagiata in una grotta. Ci si arriva seguendo corde e scalini scavati tra i cespugli e le rocce. «Nostro nonno acquistò il castello nel 1987 e ne fece prima il suo ufficio e poi il suo buen ritiro», continua Stefano Pucciarini. Dal nonno Sergio, ingegnere e titolare di quella che era la fabbrica di mini sommergibili Cosmos morto nel 2010, al padre ingegnere pure lui, Riccardo Pucciarini scomparso nel 2019 fino ai figli Stefano e Francesco. La tradizione di famiglia continua.
«Ricordo di aver aiutato mio nonno nel fare il lastricato qua davanti e il belvedere nel giardino: quello a picco sul mare è stato progettato proprio dal nonno», ricorda Pucciarini. Insieme a lui tra memorie, curiosità e segreti si apre la cappella ottocentesca: dentro ancora un armadio con abiti sacerdotali dell’epoca, un messale in latino. E ancora panche, confessionale e una stele in marmo con sopra una pietra di origine templare. Si dice sia arrivata al santuario di Montenero dopo guarigioni miracolose di eremiti in Terra Santa. —
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