Toscana zona rossa, software diversi: ecco com'è nato il pasticcio sul calcolo dei casi
PRATO. Il pasticcio viaggia sui fili della fibra ottica, ferma a metà strada un referto fondamentale come quello del numero dei contagi e la Toscana si ritrova in un attimo dalla zona arancione a quella rossa, per pochi, ma decisivi 22 casi di troppo. Non si può dire che il clamoroso pasticcio di venerdì sul conteggio dei positivi abbia fatto rinviare l’atteso ritorno in classe di migliaia di studenti, abbia tarpato sul nascere i piani di riapertura delle categorie economiche allo stremo né abbia mandato all’aria i progetti di vita di molti privati cittadini. Non si può dire perché, se il sistema avesse funzionato regolarmente, la Toscana in rosso ci sarebbe comunque finita, avendo superato la fatidica soglia dei 250 casi settimanali per 100 mila abitanti. Solo che i cittadini, le scuole, i commercianti lo avrebbero saputo per tempo, con un giorno di anticipo, facendo risparmiare speranze infondate e figuracce.
IL “CASO PRATO”
Venerdì mattina la zona arancione era praticamente confermata ed era stata annunciata dal presidente della Toscana Eugenio Giani come cosa fatta: la matematica non è un’opinione. I dati che consentivano alla Regione di rientrare, seppure di poco (249 contagi settimanali ogni 100mila persone), nelle restrizioni meno severe erano già stati trasferiti alla protezione civile e, in automatico, all’Istituto superiore di sanità e al ministero della Salute. Poco più tardi, però, è uscito il consueto bollettino con il numero dei contagi: spiccava il dato di Prato insolitamente alto, 295 a fronte degli 87 del giorno precedente. A quel punto sono partite le verifiche, sollecitate dallo stesso Giani, ed è venuto fuori che ben 102 tamponi positivi erano arrivati in ritardo, oltre le 16 di giovedì, l’ora in cui i dati vengono girati dal Sispc – sigla impronunciabile del sistema informatico regionale – al ministero perché assuma le decisioni sui nuovi colori delle regioni. I 102 casi elaborati dal laboratorio dell’ospedale di Prato hanno fatto balzare in avanti il conteggio da 249 a poco più di 250. Giani ha chiamato il ministro Speranza: contrordine, si va in zona rossa come il 15 dicembre.
SOFTWARE DIVERSI
L’Asl si discolpa. «Nessun rallentamento dell’attività del laboratorio di Prato sull’analisi dei tamponi – ha spiegato Renzo Berti – responsabile del dipartimento prevenzione dell’Asl Toscana centro – Quello che è successo ieri sarebbe imputabile a un problema di flussi informatici: un rallentamento nella trasmissione dei dati a metà pomeriggio». Dalla Regione invece fanno sapere che «non appena i dati sono stati comunicati sono stati immediatamente validati, trattati e segnalati al ministero». Sempre da fonti della Regione si comprende meglio l’intoppo. Il famoso referto di giovedì sui 102 casi è stato effettivamente spedito dal laboratorio di Prato, ma non è arrivato a destinazione al Sispc per un blocco temporaneo della procedura informatica di invio. Nessuno lì per lì ci ha fatto caso. Disservizi del genere erano già avvenuti in passato, per esempio al laboratorio di Careggi. Ma in quel caso ci se ne era accorti subito, perchè mancavano all’appello troppi casi rispetto all’andamento giornaliero. Abbiamo anche accertato che Regione e Asl viaggiano su software diversi e il problema può nascere da questo: c’è un programma per il Sipsc della Regione e un altro di cui si serve l’Asl e non è stato cambiato. Contratti diversi per due programmi diversi. Il dialogo tra sistema periferico e centrale è possibile, altrimenti i dati dei contagi non verrebbero mai comunicati, ma non scontato come dimostra il disservizio di giovedì.
SCELTA IMPOPOLARE
Giani rivendica l’impopolarità della sua scelta di comunicare subito al ministero della Sanità il dato corretto: «So benissimo il disagio che può provocare essere entrati in zona rossa. Ma quando mi è stato detto in fase di verifica dei dati sui contagi che c’era una comunicazione di 102 positivi a Prato relativa al 24 marzo ho preferito la trasparenza». —
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