Covid, Sileri a Salvini: “Per riaprire aspettare maggio, mettere in sicurezza fasce a rischio”. Cartabellotta: “Chiusure inutili? È falso”
Per il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri è “meglio aspettare maggio”. Mentre il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta sottolinea che pensare che l’emergenza stia per finire è “irragionevole”, una speranza “alimentata da teorie antiscientifiche, coltivate per ragioni politiche”. Di fronte alla spinta leghista per allentare subito dopo Pasqua le misure restrittive, dopo la ‘spiegazione’ di Mario Draghi e la priorità alla campagna di vaccinazione invocata da Roberto Speranza, tocca al suo vice Sileri frenare: “Facciamo un ultimo sforzo e poi, se il diavolo e le varianti non ci mettono le corna, da maggio tutta l’Italia sarà in giallo e qualche Regione anche in bianco”, è la previsione in un’intervista ala Corriere della Sera.
“Dobbiamo scendere di molto con l’Rt, l’indice di contagiosità. Ci servono altre tre settimane per tornare a una situazione più tranquilla – sottolinea – Le vaccinazioni stanno aumentando e dobbiamo dare il tempo di raggiungere una quota sufficiente di persone. A metà aprile 14-15 milioni di persone avranno ricevuto almeno una dose”. E la richiesta leghista di un punto della situazione dopo le festività pasquali è così respinto: “Sì può anche fare un check, ma secondo me è meglio mettere in sicurezza le fasce più a rischio – dice Sileri – Abbiamo fatto 30, facciamo 31. Arrivati a maggio, sono sicuro che sarà finita la fase peggiore”.
“Il dato che preoccupa di più è il sovraccarico ospedaliero”, sottolinea invece Cartabellotta, sempre al Corriere. Ci vorranno “ancora due o tre mesi per alleggerire questa congestione”, fa di calcolo il numero uno della Fondazione Gimbe. La speranza che l’emergenza stia per finire è “più che comprensibile ma irragionevole, alimentata da teorie antiscientifiche, coltivate per ragioni politiche”, sintetizza. “Non è vero, anzi è gravemente falso, che bastino le terapie domiciliari o che le norme restrittive siano inefficaci”, attacca Cartabellotta parlando di una “narrazione pericolosa”, che “aiuta il virus ma non il Paese”. Vaccinare il più in fretta possibile i fragili “è un fattore che dà speranza”, aggiunge così come la stagionalità: “All’aria aperta, le possibilità di contagio si abbassano”, ricorda.
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