“Economia italiana in rallentamento? Credo nei miracoli”: la riposta di Giorgetti in Senato – Video
Lo choc energetico causato dalla guerra in Medio Oriente ha sconvolto i piani del governo alle prese con la messa a punto del Documento di finanza pubblica con le stime sull’andamento delle principali variabili economiche. Così al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non resta che “credere ai miracoli“, come ha ammesso lui stesso rispondendo in question time al Senato a un’interrogazione del leader di Italia Viva Matteo Renzi. “Premesso che io ai miracoli ci credo”, ha detto il titolare del Mef, “vorrei evidenziare che il quadro delineato dalle più recenti evidenze statistiche non indica un deterioramento strutturale dell’economia italiana, che anzi ha dimostrato una significativa resistenza allo shock sul commercio internazionale delle nuove politiche sui dazi. Le revisioni in ribasso delle prospettive di crescita risultano limitate e ascrivibili prevalentemente a fattori esogeni e temporanei, in primis alla crisi energetica“. Mentre “persistono elementi di resilienza sul mercato del lavoro, nel sistema produttivo e nella gestione della finanza pubblica”.
Quindi? Il governo “conferma l’impegno a perseguire una strategia di prudenza di bilancio e di sostegno mirato a famiglie e imprese, salvaguardando la sostenibilità del debito pubblico nel medio periodo”, ma non potrà esimersi dall'”aggiornare le proprie previsioni macroeconomiche nella medesima direzione seguita dai principali organismi internazionali e dai previsori nazionali”, cioè al ribasso. Anche se la speranza è l’ultima a morire: “Guardando al passato osservo che non sono certo sporadici i casi in cui le periodiche e pessimistiche previsioni formulate anche in sede internazionale hanno sottostimato l’andamento del pil dell’Italia e sono state successivamente superate dai dati a consuntivo”.
I dati relativi alla fine del 2025, tenta di consolarsi Giorgetti, mostrano una fase di espansione moderata: nel quarto trimestre del 2025 il pil è cresciuto dello 0,3 % congiunturale e dello 0,8 % su base annua, in linea con quanto previsto dal Documento Programmatico di Finanza Pubblica. Andamento che “determina un trascinamento statistico positivo per il 2026 stimato in circa 0,31 punti percentuali, che costituisce un fattore di mitigazione rispetto al rallentamento atteso del ciclo”.
La crescita più che stentata rende probabile che nel 2026 il deficit resti superiore al 3% del pil, mentre il governo ancora attende i dati definitivi di Eurostat per sapere se nel 2025 è sceso sotto quella soglia. “I conti Istat di inizio marzo indicano un rapporto deficit-Pil delle amministrazioni pubbliche pari al 3,1 (in realtà 3,07) nel 2025”, ha ricordato Giorgetti. “Siamo in attesa delle valutazioni da parte di Eurostat, nella terza decade di aprile, questione estremamente rilevante ai fini delle decisioni da assumere”. Per l’uscita dalla procedura di infrazione europea è necessario un rapporto inferiore al 3%. In quel caso si potrebbe attivare la National Escape Clause – clausola di salvaguardia – che “consentirebbe per la sicurezza e la difesa una deroga rispetto al profilo di spesa definito nel piano strutturale di bilancio. Ricordo che tale deroga al Patto di stabilità è al momento l’unica consentita dalle istituzioni europee. L’ipotesi sarà oggetto di analisi nel quadro delle previsioni di finanza pubblica, attualmente in fase di aggiornamento, fermo restando che, qualora non sussistessero i presupposti per un’uscita dalla suddetta procedura, verranno ovviamente rimesse al Parlamento le conseguenti determinazioni“.
“Il ministro Giancarlo Giorgetti è stato chiaro”, commenta sui social il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli. “Se non usciamo dalla procedura di infrazione servirà uno scostamento di bilancio per finanziare la spesa militare. Avete capito bene: faremo più deficit, ma per le armi. Non per ridurre le liste d’attesa nella sanità, non per sostenere scuola e famiglie, non per rilanciare davvero l’economia”.
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