Nessun italiano al Festival di Cannes 2026: non era mai successo prima. I film in concorso, le date e gli ospiti della 79esima edizione
Nell’ambiente era già noto, ma con l’annuncio odierno del programma del 79° Festival di Cannes (12-23 maggio) è stato ufficializzata la totale assenza di registe e registi italiani dalla kermesse, non solo in concorso ma in ogni sezione. In attesa che qualche titolo tricolore compaia nelle lineup delle sezioni parallele Quinzaine des Cinéastes e Semaine de la Critique – o che si aggiunga nei prossimi giorni (le sezioni sono sempre in progress) – è un inedito almeno da diversi anni che il cinema italiano non sia per nulla rappresentato al principale festival cinematografico del mondo. Assente dunque anche Nanni Moretti, il cui Succederà questa notte si vociferava fosse in predicato per la Croisette: un’assenza, la sua, forse motivata dal non completamento ancora ultimato del film.
Debacle nostrana a parte, l’edizione presentata dall’inossidabile direttore artistico Thierry Frémaux ha evidenziato la presenza in concorso di annunciati maestri ma anche di diversi nomi poco noti, in linea con la mission auto-proclamata della “responsabilità a dare visibilità a chi la merita”. Accanto a quella, specie in tempi di guerra e di oppressione come i nostri, di “tutelare la libertà creativa”, come ha dichiarato la presidente del festival, Iris Knobloch. Significativa, peraltro, la penuria di statunitensi: solo un regista in competizione (Ira Sachs con The Man I Love) e – oltre all’annunciato “esordiente” John Travolta con Propeller One-Way Night Coach posto in Cannes Premiere – alcuni “grandi nomi” (Ron Howard, Stephen Soderbergh) presenti “solo” con dei documentari: il primo Avedon sul noto fotografo, il secondo con John Lennon: The Last Interview, il cui contenuto si racconta da sé.
Passando in rassegna gli autori più attesi e pre-annunciati, si va da Amarga Navidad (già uscito in Spagna) di Pedro Almodovar a Fatherland del polacco Pawel Pawlikoski con Sandra Hüller e August Diehl (il film è co-prodotto dall’italiana Our Film di Mieli-Gianani), da Parallel Tales di Asghar Farhadi (il secondo suo lungometraggio girato in Francia) con un supercast tra Isabelle Huppert e Catherine Deneuve a Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda sull’Intelligenza Artificiale. E sempre dal Giappone concorrerà alla Palma d’oro il premio Oscar per Drive My Car Ryusuke Hamaguchi con All of a Sudden. Dall’est Europa sono attesi tre grandi ritorni: il russo Andrey Zvyagintsev con Minotaur, il romeno Cristian Mungiu il cui Fjord segna l’esordio in lingua inglese, benché in un film ambientato in Norvegia e l’ungherese anch’egli premio Oscar Laszlo Nemes con Moulin.
Oltre ad Almodovar, la Spagna assai celebrata da Frémaux come uno dei territori attualmente più fertili, porta in concorso El Sed Querido del talentuoso Rodrigo Sorogoyen e La bola negra di Javier Ambrossi e Javier Calvo. Dal mondo “germanofono” invece due cineaste: la tedesca Valeska Grisebach con il western The Dreamed Adventure e l’austriaca Marie Kreutzer con Gentle Monster, film in lingua francese con Catherine Deneuve e Léa Seydoux. E se, come la Spagna, anche il Giappone è molto generoso quest’anno con Cannes (ai due registi citati si aggiunge Koji Fukada con Nagi Notes), da Francia e Belgio si registrano sei presenze, sorprendentemente tutte giovani e non famosissime: Lea Mysius con Histoire de la nuit, Emmanuel Marre con Notre Salut, Jeanne Herry con Garance, Arthur Harrari con The Unknown, Charline Bourgeois-Taquet con A Woman’s Life e il più noto Lukas Dhont con Coward.
Nel fuori concorso – che vede tra le fila anche il film di apertura Venus Electrificata di Pierre Salvadori – compaiono, infine, anche Nicolas Winding Refn con l’horror Her Private Hell, il prolifico Quentin Dupieux con l’anglofono Full Phil interpretato, tra gli altri, da Woody Harrelson e Kristen Stewart e la prima parte dell’epico/storico La Bataille de Gaulle: L’age de fer di Antonin Baudry. Come da annuncio già avvenuto, due saranno le Palme d’onore: Barbra Streisand e Peter Jackson.
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