“Trump coerente sull’Iran? Ho qualche dubbio”. Panella mette in difficoltà Cerasa sul bilancio della guerra e della tregua
Botta e risposta serrato a Tagadà (La7) tra la conduttrice della trasmissione, Tiziana Panella, e il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, che su diversi punti della guerra in Iran e della strategia israelo-americana hanno svelato posizioni nettamente differenti.
Il primo battibecco verte sulla linea del presidente degli Usa, del quale Cerasa difende una sostanziale coerenza: “Trump cambia spesso idea, però sull’Iran in questi ultimi otto mesi è sempre stato molto coerente rispetto alle sue idee di fondo. A giugno dello scorso anno aveva detto che se l’Iran non avesse negoziato con gli Usa, avrebbe colpito. E ha colpito. E un mese fa ha detto: “Se l’Iran non negozia con noi, come vogliamo noi, noi colpiamo”. E ha colpito”.
Panella ribatte subito, ricordando le dichiarazioni trionfalistiche di Trump dopo i primi raid del giugno 2025, quando parlò di forze iraniane “obliterated”: “Sul racconto di Trump molto coerente ho qualche dubbio. A giugno in realtà disse che aveva “obliterato” le forze dell’Iran. Quindi perché lo dovevano ricolpire?”.
Il riferimento è agli attacchi Usa su siti nucleari (come Fordow, Isfahan e Natanz) e alle successive fasi del conflitto, che hanno portato a una nuova escalation prima della tregua attuale.
Nel secondo scambio, Cerasa contesta l’idea che Usa e Israele stiano perdendo la guerra, definendo raggiungibile “il tentativo di ridurre il raggio d’azione dell’Iran”.
Panella replica immediatamente: “Io veramente da qualche giorno osservo che lo Stretto di Hormuz è un’arma straordinaria che l’Iran ha dimostrato di sapere utilizzare“.
“Arma che prima l’Iran non aveva”, ribatte il direttore del Foglio.
“E indovina chi gliel’ha data quell’arma? – chiede sarcasticamente la giornalista – Ecco gliel’ha data coloro che l’hanno attaccata. non mi sembra che tutto questo possa definirsi un successo”.
Panella ricorda che la la tregua prevede la riapertura dello Stretto ma con l’Iran che ne mantiene il controllo e introduce pedaggi per il transito: una novità rispetto al libero passaggio precedente, quindi un vantaggio netto per Teheran in cambio della sospensione dei bombardamenti.
Sul piano regionale, Cerasa sottolinea il ridimensionamento degli alleati di Teheran dopo il 7 ottobre 2023: “Molti erano convinti che Israele sarebbe uscito indebolito e marginalizzato in Medio Oriente. Mi sembra invece che in questo momento gli alleati su cui può contare l’Iran sono infinitamente inferiori rispetto a quelli che erano molti mesi fa“.
Panella replica secca: “Sì, ma quando è che finisce per Netanyahu? Per capire”. E contesta la narrazione del successo Usa-Israele: “In realtà, questi paesi si preparano a parlare con l’Iran. Abbiamo sospeso le sanzioni all’Iran, non mi sembra che lo stato dell’arte ci dica che l’Iran stia peggio di quando è cominciata la guerra”.
Cerasa insiste: “L’Iran è più debole”.
La conduttrice non demorde, citando le esecuzioni aumentate in Iran e il fallimento della narrazione sul “cambio di regime” e sulla liberazione del popolo iraniano: “Tutto quello non è accaduto. Era uno degli elementi che Netanyahu aveva abilmente venduto a Trump”.
Il disaccordo tra Cerasa e Panella, infine, tocca le simpatie europee della premier. “L’Ungheria è davvero un caso incredibile per Giorgia Meloni – osserva il direttore del Foglio – perché Orban non è alleato di Meloni in Europa. Quindi, il sostegno anche timido o non timido di Meloni…”.
“Insomma, non è tanto timido – commenta contrariata Panella – Ha fatto il video insieme a Salvini e insieme agli altri per sostenere Orban“.
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