Femminicidio di Giulia Tramontano, la Cassazione dispone l’Appello bis: “Riconoscere la premeditazione per Impagnatiello”
La Corte di Cassazione ha disposto l’Appello bis per Alessandro Impagnatiello per il femminicidio della compagna Giulia Tramontano. I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso della procura generale di Milano e della sostituta procuratrice generale Elisabetta Ceniccola, limitatamente al riconoscimento della premeditazione. L’aggravante era stata esclusa lo scorso giugno dai giudici della Corte d’Assise d’Appello. Parallelamente, i giudici hanno rigettato il ricorso della difesa di Impagnatiello che chiedeva di escludere l’aggravante della crudeltà e il riconoscimento delle attenuanti generiche.
“Quello di Giulia Tramontano fu un agguato organizzato e premeditato”. Questa la tesi sostenuta dalla procura generale nella requisitoria per il femminicidio della 29enne, uccisa nel maggio 2023 dal compagno. La richiesta si fondava sulla ricostruzione degli elementi già emersi: la scelta dell’arma, la preparazione dell’ambiente domestico e, in particolare, la rimozione di un tappeto, interpretata come indizio di pianificazione. Secondo la Procura generale, la Corte d’Appello avrebbe “svilito il concetto di agguato”, non valorizzando adeguatamente segnali che, già in primo grado, avevano portato a riconoscere la premeditazione. Tra l’ideazione e l’esecuzione del delitto, ha sottolineato l’accusa, vi sarebbe stato “tutto il tempo per riflettere”, segno di una decisione maturata e non improvvisata.
“Molti punti della confessione contrastano con gli elementi di fatto acquisiti”, ha detto la pg Ceniccola, “La corte d’Assise d’Appello sull’aggravante della crudeltà ha argomentato con coerenza”. L’aggravante della crudeltà era un nodo centrale del processo, considerando le modalità dell’omicidio. La donna è stata uccisa nell’abitazione della coppia a Senago, nel Milanese, dove – incinta di sette mesi del figlio Thiago – fu colpita con 37 coltellate. Le indagini avevano inoltre rivelato un precedente tentativo di avvelenamento: l’imputato avrebbe somministrato alla compagna veleno per topi, non per ucciderla, ma – secondo quanto riportato nelle motivazioni d’appello – con l’obiettivo di provocarne l’aborto.
Dal fronte della difesa, l’avvocata Giulia Geradini ha spiegato che l’imputato “sta vivendo in modo tranquillo” l’attesa della decisione, che segue dal carcere di Pavia, dove è detenuto. “Vado a trovarlo periodicamente – ha dichiarato al termine dell’udienza – e attende l’esito di oggi, che rappresenta un passo importante rispetto al suo percorso”. Sull’aggravante della premeditazione, la legale prima della sentenza aveva ribadito: “è stata esclusa in appello e argomentata ampiamente e correttamente”, aggiungendo di non ritenere che ci fossero le condizioni perché venisse nuovamente riconosciuta. Quanto all’aggravante della crudeltà, la penalista aveva sostenuto la mancanza di elementi per confermarla, mentre, a suo avviso, vi sarebbero i presupposti per il riconoscimento delle attenuanti generiche. “Con un bilanciamento di questo genere la pena cambierebbe notevolmente”. La decisione contraria della Cassazione ha invece così aperto un nuovo capitolo processuale, ridefinendo uno degli aspetti più rilevanti della qualificazione giuridica del delitto.
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