Uccise la ciclista Sara Piffer: 72enne patteggia la pena, ma non ha mai chiesto scusa. Il padre della vittima: “Avrà i suoi motivi”
Travolse e uccise Sara Piffer, ciclista 19enne, il 24 gennaio 2025, più di un anno fa. Adesso un pensionato di 72 anni ha patteggiato due anni (con pena sospesa) la sospensione della patente per quattro anni. È questa la decisione del tribunale. La ragazza, una promessa del ciclismo, si stava allenando con il fratello – anche lui agonista nella categoria under 23 – sulla via Battisti, tra Mezzocorona e Mezzolombardo, quando è stata travolta dall’auto del 72enne in fase di sorpasso.
Da quel momento non è mai arrivato un segnale di scuse o di solidarietà alla famiglia da parte dell’uomo coinvolto nell’incidente. Nonostante ciò, la famiglia Piffer ha scelto di non costituirsi parte civile, chiudendo subito il capitolo giudiziario, ancora prima che iniziasse: “Da quel giorno e per il futuro noi ci impegniamo a sensibilizzare perché questi danni irreparabili non accadano più, perché non c’è giustizia né somma che possa riparare questa perdita: l’unica cosa è fare capire che la sicurezza delle strade e il rispetto della vita soprattutto, della sacralità della vita, sono fondamentali, può sembrare utopistico, ma proviamo”, ha raccontato il padre al Corriere della Sera. Sulle mancate scuse in questo anno e mezzo, il padre si è espresso così: “Avrà avuto i suoi motivi, magari a processo finito lo farà, noi ci siamo”.
La famiglia vuole chiudere ogni questione, ma l’avvocato Federico Balconi di Federciclismo ha al contrario criticato in maniera dura l’attuale normativa sull’omicidio stradale e l’esito dei patteggiamenti che hanno portato a “nessuna conseguenza effettiva per l’omicida”». Il legale ha successivamente insistito sulla necessità di una “riforma incisiva e senza compromessi, come fatto in quasi tutti i Paesi d’Europa” per tutelare e proteggere i ciclisti. La morte di Sara Piffer aveva riportato ancora una volta in primo piano il problema della sicurezza per i ciclisti sulle strade italiane.
Quasi ogni giorno in Italia c’è una vittima sulle due ruote. E gli agonisti sono ovviamente i più esposti. Sempre in Trentino, a maggio 2024, è morto a 17 anni Matteo Lorenzi, ciclista della categoria juniores della società Montecorona: era stato investito da un furgone in prossimità di una curva. I due casi più celebri riguardano i due campioni Michele Scarponi e Davide Rebellin: il primo tragicamente morto nel 2017, investito da un furgone durante un allenamento. Il secondo travolto e ucciso nel 2022 da un camionista a Montebello Vicentino.
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