Finti carabinieri provano la truffa telefonica ma falliscono per un soffio
PAVIA. Mancava solo una firma. Questione di secondi e poi il bonifico da 14mila euro sarebbe partito. «Mi avrebbero quasi svuotato il conto», racconta Erica Grandi. Può parlare al condizionale perché quel bonifico non lo ha mai fatto. È riuscita a sventare una truffa solo perché è caduta la linea mentre era al telefono con i carabinieri, che la stavano guidando nell’inviare i soldi «per aiutarli nelle indagini». Presunti, carabinieri. Quelli veri li avrebbe contattati poco dopo, scoprendo così che era finita vittima di “spoofing” telefonico. La tentata truffa è partita con un messaggio che la vittima ha ricevuto dal numero della sua banca. «Era il numero corretto, l’ho verificato più volte – racconta Grandi –. Mi dicevano che era stato eseguito un pagamento tramite la piattaforma PagoPa da più di 900 euro e che nel caso non lo avessi fatto io avrei dovuto contattare un altro numero».
La donna, che non aveva pianificato nessuna spesa del genere, ha chiamato quindi il numero indicato. «Riflettendoci bene dopo, a mente fredda, era strano che chiamando una banca non partisse il risponditore automatico ma ci fosse subito una persona fisica – prosegue –, ma sul momento non ci pensi. Il presunto operatore mi ha chiesto alcuni dati generici come il mio numero cliente, ma non il Pin o altre password, quindi non mi sono fatta molti problemi a riferirli».
La persona dall’altro lato del telefono chiedeva informazioni fingendo che servissero per fare le verifiche sull’operazione da 900 euro, che a Grandi non risultava guardando dalla sua applicazione di home banking. «Mi ha detto che a lui invece quel pagamento risultava, e che ne erano stati effettuati anche da profili di altri clienti durante la notte – spiega la vittima della truffa –. Poi ha aggiunto che mi avrebbero contattato i carabinieri perché la mia filiale bancaria era sotto indagine per risalire ai responsabili di queste operazioni sospette».
Solo pochi minuti e la telefonata dai militari arriva, puntuale. Grandi continua a non essere convinta da tutta la vicenda, perciò durante le prime battute della conversazione fa una verifica su internet. Il numero che l’ha contattata coincide in effetti con quello dei carabinieri di Pavia. «Non mi sono fidata subito, al contrario – dice la donna –. Però tornava tutto: il numero della banca era corretto, quello delle forze dell’ordine anche. Ho anche chiesto il nome del militare con cui stavo parlando e me ne hanno dato uno che in effetti è in servizio a Pavia».
Al telefono, a Grandi è stato detto che doveva effettuare un bonifico da 14mila euro. «Mi hanno detto che l’app era bloccata e che lo avrei dovuto fare di persona, ma che non avrei dovuto spiegare a nessuno degli operatori della banca la situazione. Era sospetto, ma mi dicevano che era perché per le loro indagini era importante mantenere l’incognito. Allora sono uscita dal mio posto di lavoro e sono andata alla filiale più vicina e sempre mentre loro mi davano le indicazioni al telefono ho compilato il modulo per il bonifico, con la causale dell’acquisto di un auto, un Iban e un intestatario indicato dai presunti carabinieri. Mi hanno detto che poi avrei recuperato i soldi».
Solo alla fine di questa storia è intervenuto il destino. Lo ha fatto facendo cadere la linea della telefonata tra Grandi e i finti carabinieri. La donna, che non aveva rivelato all’operatore di banca il motivo per cui stava facendo quel bonifico, ha ricomposto il numero della stazione per riprendere il contatto.
Per sua fortuna però hanno risposto i militari veri. Le hanno spiegato che era vittima di una truffa, il cosiddetto “spoofing” telefonico. C’è mancato poco, ma quel bonifico non è partito. —