Elezioni Ungheria 2026: Orban a rischio? Per i sondaggi è in vantaggio Magyar
Il 12 aprile si terranno le Elezioni Presidenziali in Ungheria. Si annunciano come una tornata decisiva per la storia recente del paese: infatti, Orban che da ormai 15 anni è il dominus indiscusso della politica nazionale è a rischio riconferma.
Così sembra almeno guardando i sondaggi che vedono in vantaggio sull’attuale primo ministro ungherese Peter Magyar. Quest’ultimo è il leader di Tisza, il principale partito di opposizione al governo di Orban.
Elezioni Ungheria 2026: per i sondaggi Orban è a rischio riconferma
Secondo i sondaggi che analizzano la situazione politica ungherese in realtà non ci sono grosse novità. Tisza è attualmente in vantaggio su Fidesz di ben 10 punti. 49% contro 39%. Tuttavia, la forza di opposizione ha superato il partito di Orban già da un paio d’anni e progressivamente ha aumentato il distacco nelle intenzioni di voto.
A guidare questa avanzata è stato proprio un ex membro del partito del primo ministro in carica dal 2010, appunto, Peter Magyar. Ha lasciato Fidesz nel 2024 in forte contrapposizione con Orban verso cui ha sempre lanciato pesantissime accuse di corruzione tra le altre.
Gli altri partiti di opposizione si sfilano per favorire Tisza
Se i sondaggi si concretizzassero nel risultato delle urne solo Tisza e Fidesz eleggerebbero dei rappresentanti in Parlamento. Attualmente, solo un altro partito ha la possibilità di conquistare qualche seggio, la formazione posizionata alla destra di Fidesz Mi Hazank Mozgalom (Movimento Nostra Patria), dato intorno al 6%.
Consapevoli di questa possibilità diversi partiti di opposizione – anche forze con percentuali significative come Partito Socialista e Momentum: nell’attuale Parlamento contano 20 seggi su 199 – si sono sfilati dalla competizione elettorale.
In tal modo vogliono favorire l’ascesa di Tisza non “rubandogli” voti preziosi per consolidare il vantaggio su Fidesz. La scelta ha molto senso considerando che più della metà dei seggi del parlamento ungherese, 106 su 199, vengono assegnati con sistema maggioritario.
In pratica, l’assegnazione si basa per lo più sulla vittoria nei singoli collegi. Vince il candidato che prende anche un solo voto in più rispetto agli avversari. La restante parte dei seggi viene assegnato con sistema proporzionale basato sulle percentuali raccolte dai partiti a livello nazionale: da considerare però una soglia di sbarramento al 5%.
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