Crisi petrolifera 1973: quando gli italiani furono costretti ad andare a piedi
Crisi petrolifera 1973: quando gli italiani furono costretti ad andare a piedi
La guerra tra Usa, Israele e Iran ha fatto riaffiorare nella mente di molti italiani la crisi petrolifera del 1973-74. Il periodo conosciuto colloquialmente anche come “austerity” chiuse definitivamente la stagione del boom economico imponendo non solo all’Italia ma anche al resto d’Europa così come agli Stati Uniti un profondo cambiamento delle proprie abitudini (anche se solo per qualche mese).
Crisi petrolifera 1973: cosa l’ha innescata?
La crisi petrolifera del 1973 arrivò dopo decenni ininterrotti di crescita economica dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi. Decenni di crescita interrotta che avevano portato a un deciso miglioramento della situazione economica degli italiani. Più lavoro e quindi più reddito. Più reddito e quindi più consumi, auto comprese. A inizio anni 60 in Italia c’erano poco più di un milione e mezzo di automobili. A inizio anni 70 le automobili erano diventate 9 milioni. Anzi, l’automobile era diventato il “simbolo” di quel decennio di “miracolo”.
Su questo contesto, per certi versi in modo inaspettato, si abbatte la crisi petrolifera. Nel 1960 era nata l’Opec, l’Organizzazione che riunisce 13 paesi tra i maggiori esportatori di petrolio al mondo: all’epoca ne facevano parte solo alcuni tra cui Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e Venezuela. Il mercato però era controllato dalle cosiddette 7 “sorelle”. Grandi aziende che si occupano di tutto il ciclo petrolifero come Mobil e Chevron, Gulf e Texaco, Shell, Exxon e British Petroleum. Il rapporto tra paesi esportatori e 7 sorelle è sempre stato difficile. Tuttavia, la situazione divento esplicitamente ostile il 6 ottobre 1973 quando Israele fu attaccato da Egitto e Siria (Guerra dello Yom Kippur). I paesi estrattori decisero di dare manforte all’invasione aumentando il prezzo del petrolio e riducendo la quota di esportazioni con parallelo embargo per i paesi giudicati più vicini a Israele.
Domeniche “a piedi” e fine del “miracolo” economico
La guerra durò soltanto una ventina di giorni ma le conseguenze economiche si protrassero più a lungo, molto più a lungo. Il 22 novembre 1973 il Governo guidato da Rumor impose drastiche restrizioni alla circolazione di mezzi motorizzati: stop a tutti i veicoli a motore, anche le barche, nei giorni festivi. La prima domenica “a piedi” fu quella del 2 dicembre.
Tuttavia, la stretta era in vigore tutti i giorni: limiti di velocità inferiori, distributori obbligati alla chiusura alle ore 12 del sabato fino alla mattina del lunedì successivo, riduzione dell’illuminazione pubblica, stop alle decorazioni luminose (cominciava il periodo natalizio) ma anche alle luci di insegne e vetrine. Tra l’altro, i negozi dovevano chiudere alle 19 e gli uffici pubblici alle 17 e 30, i ristoranti al massimo a mezzanotte, i cinema dovettero abolire l’ultimo spettacolo e chiudere alle 22 e 45. Anche in tv la programmazione si fermava allo stesso orario. Nel 1974 la tensione si alleggerì ma si continuò a risparmiare col sistema delle targhe alterne. Una domenica circolavano quelle pari e la domenica successiva quelle dispari. Finita la crisi petrolifera, l’economia comunque non si riprese. Prima un’impennata dell’inflazione poi la prima recessione dal dopoguerra. Era il 1975, il “boom” era ormai alle spalle.
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