La virologa Capua porta la scienza sul palco: «Pavia perfetta per raccontare questi temi»
Tra le ospiti più attese della prima edizione della Pavia Innovation Week c’è Ilaria Capua. Virologa di fama internazionale, oggi divulgatrice e Senior Fellow of Global Health alla Johns Hopkins University di Bologna, parteciperà alla kermesse portando in città il suo spettacolo “Le parole della salute circolare”. L’evento, che vedrà anche la partecipazione dell’attrice Antonella Attili, sarà al Cinema Teatro Politeama il 9 aprile alle 20.30 e ha già registrato il tutto esaurito.
«La Pavia Innovation Week è una grande opportunità – spiega Capua –. Il direttore, Massimo Sideri, si occupa da tanti anni di tecnologia, innovazione e scienza e si è impegnato molto a portare questi temi alle persone. Ci sono poi nomi importanti: non solo premi Nobel, ma anche ricercatori di altissimo livello che arricchiranno la manifestazione. Da qualche parte bisogna pure cominciare e, quindi, ben venga che la scelta sia caduta su Pavia, una città industriosa, scientificamente avanzata e dunque perfetta per raccogliere gli spunti che emergeranno dall’evento».
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L’ospedale e la medicina
La scienziata, tra le massime autorità nello studio delle zoonosi (malattie infettive trasmesse dagli animali all’uomo), si è soffermata anche sull’importanza dell’ospedale San Matteo per il territorio e per la medicina italiana. «Anche grazie al lavoro di questo centro è stato identificato il primo ceppo di influenza aviaria H9N2 in Europa», precisa, riferendosi al cittadino di origine straniera affetto da questo specifico virus la cui diagnosi è stata effettuata con successo a fine marzo. «Ho lavorato per molti anni con i colleghi del San Matteo, prima di partire per gli Stati Uniti. Nello specifico con il gruppo del professor Giuseppe Gerna, che adesso non c’è più. In quegli anni, intorno al 2010, erano già attive collaborazioni con il laboratorio di virologia per studiare questi virus. Il fatto che questo caso sia stato identificato con successo dimostra quanto sia necessaria la collaborazione fra sanità umana e sanità animale: se avessero avuto soltanto i test diagnostici per individuare l’influenza umana, non l’avrebbero identificato così rapidamente. Per fortuna, nel corso degli anni, anche in seguito alla pandemia, oggi in Italia esiste una rete di sorveglianza che funziona».
Salute circolare
L’evento di cui sarà protagonista Capua prende le mosse da un suo libro del 2023 incardinato sul concetto di “salute circolare”. Per come la intende l’autrice, la salute circolare non è solo un altro modo per dire approccio “One Health”, ma un paradigma più ampio. Parte dall’idea che la salute umana sia intrecciata con quella degli animali, delle piante e dell’ambiente, ma aggiunge che questo non basta più a descrivere la complessità del presente. Per la ricercatrice, bisogna considerare la salute come un sistema, non come una somma di compartimenti separati. «Il paradigma One Health, nato negli anni Sessanta per collegare salute umana, animale e ambientale, fu un’intuizione avanzata per l’epoca, ma oggi non basta più», precisa. Secondo Capua «quel modello non è più abbastanza contemporaneo né inclusivo, perché lascia fuori fattori decisivi. Tra questi per esempio la religione, la cultura e più in generale ambiti non strettamente biomedici che possono incidere profondamente sulla salute pubblica. La pandemia ha reso evidente quanto contino anche elementi come fake news e disinformazione. Da docente provo a far capire anche ai decisori di domani, oggi studenti di relazioni internazionali, l’importanza di questo paradigma».
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Il punto centrale, nel suo lessico, è proprio l’interconnessione. La ricercatrice insiste sul fatto che viviamo in un sistema chiuso in cui gli equilibri naturali si sono alterati e quindi crisi sanitarie, ambiente, città, comportamenti sociali e politiche pubbliche non possono essere letti uno per uno. La salute circolare serve a vedere queste relazioni. Da qui l’idea di ampliare il più possibile la platea degli ascoltatori e portare questo approccio alla salute pubblica a teatro, con l’evento che farà tappa anche a Pavia. «Ho pensato che portare in scena uno spettacolo tratto da un mio libro potesse essere un modo efficace per avvicinare la società civile alla complessità dei problemi di salute con cui oggi dobbiamo fare i conti, problemi che non sono più quelli degli anni Sessanta. Se si prova a spiegare tutto alle persone solo quando la crisi è già arrivata, è troppo tardi. Bisogna lavorare prima, costruendo alfabetizzazione scientifica anche con strumenti diversi, come il teatro o la televisione».
Il 28 aprile uscirà il nuovo libro di Ilaria Capua, “Non mollate” (Rizzoli). «È un libro che vuole sottolineare l’importanza di un fenomeno di cui si parla poco: il fatto che il talento femminile raramente arriva ai vertici», spiega l’autrice. «Succede perché il percorso delle donne nella ricerca resta accidentato, a partire dalla maternità, spesso vista come un ostacolo. Metto in luce le storture del sistema».
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