Dall’Abruzzo alla Puglia, gli allagamenti e i bacini stracolmi: l’acqua sprecata per evitare disastri, prima dei mesi di siccità
Famiglie sfollate, strade interrotte, scuole chiuse, ponti crollati, ma anche il timore per i bacini pieni, che non possono più accogliere altra acqua. Cosa accade? Per non creare pericoli e disagi alla popolazione in questi giorni si stanno rilasciando enormi quantitativi di acqua, uno spreco di risorsa, soprattutto in vista dei mesi estivi, quelli più a rischio sul fronte della siccità. Un esempio è quello della diga del Liscione (nella foto), tra il basso Molise e la Capitanata, in Puglia: prima si è partiti con uno scarico di 60 metri cubi al secondo, che in 24 ore sono oltre 5 milioni di metri cubi di acqua andati sprecati, per poi aprire ulteriormente le paratie fino ad arrivare nelle ultime ore a 240 metri cubi al secondo. Insieme alle acque di scolo, però, quell’acqua ha portato all’esondazione del fiume Biferno in più punti. A porre nuovamente l’attenzione sul problema della gestione dell’acqua è l’Osservatorio sulle Risorse Idriche dell’Anbi (Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue), manifestando preoccupazione in vista dell’intensificarsi delle precipitazioni previsto entro il fine settimana, per esempio, in Abruzzo. E chiedendo l’attuazione di un Piano per gli invasi multifunzionali, al centro di un dibattito tra gli addetti ai lavori, la politica, l’ambientalismo e i territori ormai da anni. Perché non c’è accordo. Proprio in queste ore, il sindaco di Carlantino (Foggia), Graziano Coscia ha spiegato che la situazione è critica per la diga di Occhito, a servizio della Capitanata, ma in territorio molisano: “Se dovesse continuare a piovere così per altri due giorni, potrebbe esserci la piena”. Ma proprio a Foggia, il Wwf si è opposto ai nuovi invasi e al progetto Piano dei Limiti.
Le previsioni e l’emergenza sul versante adriatico
Nei prossimi giorni aono attese cumulate di pioggia fino a 250 millimetri sulle zone interne, in Abruzzo, mentre dovrebbero sfiorare i 200 millimetri sul Molise e superare i 100 millimetri su Puglia e Basilicata, quando sono già segnalati corsi d’acqua esondati e vasti allagamenti. A preoccupare è, ancora una volta, dopo il disastro in Sicilia, l’area centro-meridionale della Penisola “ma stavolta, a differenza delle precedenti emergenze causate dai quattro cicloni mediterranei lungo le coste ioniche e tirreniche – spiega l’Anbi – è il versante adriatico della dorsale appenninica a subire maggiormente la violenza atmosferica”.
Gli invasi pieni: la mappa del rischio, dall’Abruzzo alla Puglia
In Abruzzo, in vista dell’ondata di maltempo, già nei giorni scorsi erano stati effettuati leggeri rilasci dalla diga di Penne. Attualmente il lago contiene 7,74 milioni di metri cubi d’acqua. Sono state parzialmente aperte anche le paratie nella diga di Bomba per via del pericoloso ingrossamento del Sangro. Tra gli altri fiumi, si registrano la crescita di un metro nel giro di 24 ore dell’Orta e le piene di Sinello, Pescara, Aterno Sagittario, Foro, Feltrino, Tavo, Trigno, Piomba, nonché l’esondazione dell’Osento che ha procurato, tra l’altro, l’interruzione della linea ferroviaria Adriatica e del torrente Barricella. Anche la Puglia sta facendo i conti con criticità idrauliche: dopo l’esondazione del fiume Idume in Salento sono tracimati Cervaro, Fortore e Saccione nel Foggiano. Il lago di Occhito ha registrato in soli due giorni un incremento di 69 milioni di metri cubi, ma anche gli altri invasi che interessano il Tavoliere sono ormai al colmo. In Basilicata, il riempimento rapido dei bacini ha portato alla necessità di scaricare l’acqua, con perdite fino al 60%. Per la diga della Camastra si sono già aperte le paratoie, mentre da settimane preoccupano anche le dighe del Pertusillo e di Monte Cotugno, dove si sta cercando di trasferire l’acqua in eccesso negli invasi vicini. In Campania, i livelli dei bacini di Piano della Rocca, Carmine e Nocellito sono a meno di 20 centimetri dallo sfioro, mentre sono in crescita le portate dei fiumi Volturno, Sele e Garigliano. Nel Lazio, si riducono quelle dei fiumi Tevere, Aniene e Velino. Le aree meridionali delle Marche sono sotto incessanti piogge e fa i conti con copiose nevicate in quota (anche oltre il metro e mezzo). In tutta la regione, i bacini fluviali registrano un aumento rilevante dei flussi. Il livello nel Tronto è cresciuto di mezzo metro. I volumi trattenuti dalle dighe della regione sono tra i maggiori del recente decennio. Queste le situazioni più critiche.
Il paradosso delle regioni dove le riserve sono scarse
“Molto meno complessa la situazione dell’Italia settentrionale – spiega l’Anbi – che anche questa volta sarà risparmiata dalle piogge, mentre emergono però le prime difficoltà dovute alla scarsità di riserva di neve ed agli esigui deflussi fluviali”. Dalla Valle d’Aosta, al Piemonte, fino ad arrivare alla Lombardia, dove la poca neve (- 35,4%) e gli scarsi volumi contenuti nel lago d’Iseo stanno determinando un deficit di riserve idriche del 21,1%. Diminuisce il livello dell’acqua nei grandi laghi, pur rimanendo, fatta eccezione per quello d’Iseo, nettamente al di sopra dei valori medi del periodo: Verbano al 98,3% di riempimento, Lario al 41,2%, Benaco al 90,7%, Sebino al 21,4%. Nel Veneto, la portata del fiume Adige in Polesine si è ridotta a soli 77,69 metri cubi al secondo, cioè al di sotto dei 79 metri cubi al secondo indicati come soglia critica, sotto la quale le barriere antisale non sono in grado di arrestare la risalita marina. In Emilia-Romagna sono in crescita, ma ampiamente deficitarie, le portate dei fiumi Reno e Secchia, mentre l’Enza continua a registrare valori perfino inferiori ai minimi storici. Infine sono in calo anche i flussi nel fiume Po, che nel tratto lombardo-emiliano continua a registrare portate inferiori a quelle medie storiche.
L’Anbi: “Sprecate enormi quantità di acqua. Servono invasi”
“Se fino a pochi giorni fa evidenziavamo l’importanza del Piano Invasi Multifunzionali per aumentare le riserve idriche del Paese, gli eventi meteorologici in divenire ne esaltano anche la funzione di salvaguardia idrogeologica, trattenendo le ondate di piena fino al massimo della capacità autorizzata” spiega Francesco Vincenzi, presidente di Anbi. Si tratta del piano proposto con Coldiretti anni fa (Leggi l’approfondimento). “I primi 400 progetti attendono solo il finanziamento per la loro realizzazione” spiega l’Anbi, ma la realizzazioni di nuovi invasi non è un tema su cui c’è piena condivisione sui territori. Secondo Massimo Gargano, direttore generale dell’associazione “di fronte ai ripetuti allarmi meteo, che condizionano la vita degli italiani, emerge evidente la fragilità del nostro Paese e l’insufficienza dell’attuale rete idraulica, inadeguata all’estremizzazione degli eventi atmosferici, che stanno colpendo l’Italia. Lo stiamo denunciando da anni e il 14 aprile presenteremo a Roma le progettualità, di cui sollecitiamo il concreto finanziamento”. Nel frattempo i territori si muovono, ma c’è divergenza di vedute su quale sia la strada da seguire.
Il dibattito sugli invasi
Nei giorni scorsi, l’assessore all’Agricoltura e Sviluppo rurale della Regione Puglia, Francesco Paolicelli, annunciando l’entrata in funzione del sistema di approvvigionamento idrico dalla diga di San Giuliano (che si trova in provincia di Matera) verso il territorio jonico è stato chiaro: “Non possiamo permetterci che acqua preziosa finisca in mare mentre i nostri agricoltori affrontano ogni estate l’emergenza siccità. Stiamo costruendo una collaborazione concreta tra Puglia e Basilicata, tra consorzi e istituzioni, insieme al Commissario straordinario di Acque del Sud spa”. Ma proprio in Puglia, il Wwf di Foggia lotta contro nuovi invasi, sostenendo che, per quanto riguarda il fiume Fortore e la diga di Occhito (quella sotto osservazione in queste ore) “la captazione massiva ha alterato drasticamente il trasporto solido, contribuendo in modo determinante all’arretramento delle spiagge e costringendo oggi la Regione Puglia a investimenti milionari in barriere artificiali per difendere il litorale”. Un’altra storia arriva dalla Puglia e mostra come un altro limite sia dovuto alla gestione degli invasi già esistenti. Cia Puglia e Cia Basilicata hanno, infatti, scritto al prefetto di Matera e all’ufficio di Protezione Civile della Regione Basilicata, per chiedere di cambiare con urgenza i limiti di invasamento della diga di San Giuliano, in agro di Miglionico. La diga, infatti, da circa dieci anni non può superare la capacità di 53 milioni di metri cubi, dopo l’alluvione che colpì l’area del Metapontino e parte della Puglia, in particolare la zona di Ginosa, a marzo 2011. L’obiettivo è quello di evitare un disastro come quello, ma la diga ha un potenziale di 94 milioni. Quindi il rischio è di sprecare enormi quantità di acqua. Insomma, è chiaro che il dibattito è lungi dall’aver portato a una soluzione, né a un punto comune tra chi ritiene gli invasi la soluzione e chi, invece, uno strumento con impatti che ne annullerebbero l’utilità.
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