Fisco, insorgono gli imprenditori contro il taglio al credito d’imposta
TORINO
Gli industriali piemontesi e valdostani si sollevano contro il decreto fiscale approvato dal consiglio dei ministri, che porta con sé anche una drastica riduzione degli incentivi di Transizione 5.0. Il taglio del credito d’imposta sarà pari al 65%. Non solo, gli investimenti negli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza, proprio quelli made in Italy e non in Cina, che le aziende erano state spinte ad acquistare, non rientreranno più tra quelli agevolabili. Mercoledì 1° aprile è previsto un incontro al Ministero delle imprese e del made in Italy a Roma. Secondo il presidente dell’Unione industriali Torino Marco Gay il taglio del credito d’imposta «non costituisce una misura di aggiustamento tecnico ma un onere straordinario per aziende che hanno già sostenuto ingenti investimenti e che si trovano ora prive delle coperture sulle quali avevano legittimamente fatto affidamento». «Tale decisione – osserva – interviene in una fase di particolare complessità. La crisi in corso in Medio Oriente continua a generare significative tensioni sui mercati internazionali, mantenendo elevata la pressione sul costo dell’energia, che rimane uno dei principali fattori di vulnerabilità per il tessuto manifatturiero. Il rischio di stagnazione o addirittura di recessione è sempre più concreto, per questo mai come ora sostenere l’innovazione e la transizione tecnologica non rappresenta una scelta discrezionale, bensì una condizione necessaria per preservare la competitività delle imprese».
Un’analisi condivisa da Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte, che aggiunge: «Così questa misura colpisce direttamente la credibilità degli impegni assunti e penalizza le imprese” aggiunge il leader degli imprenditori piemontesi, sottolineando come “con la paralisi dell’industria si mette a repentaglio non solo il tessuto economico ma anche quello sociale». Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d’Aosta incalza: «Non vorremmo che il governo, causa referendum, avesse tolto gli occhi dalla palla, che deve continuare a essere la difesa del tessuto industriale e produttivo. Auspichiamo che in Parlamento arrivi una correzione, e che l’intero sistema sociale, economico e produttivo continui a far fronte comune, in questo scenario complesso».
Paolo Conta, presidente di Confindustria Canavese, parla di un «vero e proprio stravolgimento del patto tra Stato e Impresa. Le nostre imprese hanno progettato investimenti importanti basandosi su regole scritte e non possono pianificare il futuro con un interruttore “on-off” che si accende e si spegne a seconda delle esigenze di cassa pubblica del momento. L’ipotesi di recupero attraverso l’iper ammortamento non può essere la cura per chi è rimasto esodato dal 5. 0. Il credito d’imposta infatti garantiva liquidità immediata, mentre la conversione a iper ammortamento oltre a scontare una importante riduzione del montante dell’agevolazione, spalma il beneficio su più anni. In Canavese stiamo vivendo una situazione che rischia di essere doppiamente critica: se infatti dovremo assorbire gli effetti negativi del provvedimento di riduzione del credito, avendo sul territorio la presenza di un forte settore d’offerta legato all’elettronica e all’automazione, rischiamo anche un impatto negativo sugli ordini aperti e futuri relativi a sistemi tecnologici agevolati dalla misura 5. 0. Non possiamo stare a guardare e stiamo mappando il danno economico verso le nostre associate».