Riforma Legge elettorale 2026: ballottaggio, premio di maggioranza, preferenze, i nodi da sciogliere
Parte l’iter istituzionale della nuova legge elettorale attualmente soprannominata “Stabilicum”. La Presidente Meloni spinge per superare il Rosatellum
Insomma, dotarsi di un sistema di ripartizione che sgombri completamente il campo dall’ipotesi “pareggio” post voto. In ogni caso, il dibattito entrerà nel vivo solo tra qualche settimana: complice la pausa per le festività pasquali e la necessità di audizioni tecniche tra maggioranza di Governo e opposizioni (che al momento offrono ben otto proposte di modifica al testo base).
Riforma legge elettorale 2026: nodo premio di maggioranza
Il cuore della proposta ruota attorno a un premio di maggioranza per chi supera il 40% dei voti da tradurre nella conquista di 70 seggi alla camera e 35 al Senato. Un meccanismo che così parametrato d’altra rischia di far superare la soglia del 55% dei seggi. Un fattore di incostituzionalità invalicabile considerando che il vincitore delle Politiche sarebbe autonomo nell’elezione del Capo dello Stato.
Attualmente si ragiona su una soglia per far scattare il premio compresa tra il 40% e il 45% per cento dei voti. Invece, i listini “fissi” chiesti dalla Lega potrebbero essere sensibilmente ridimensionati proprio per favorire l’introduzione delle preferenze richiesta da Fratelli d’Italia. In pratica, verrebbe re-introdotta l’indicazione dei candidati che si vuol eleggere, come vorrebbe FdI, mantenendo però i capilista “bloccati”, su indicazione del Carroccio.
Collegi, ballottaggio e preferenze
Un altro nodo delicatissimo riguarda la ridefinizione dei collegi elettorali. Fratelli d’Italia ha già chiarito agli alleati che la distribuzione dei collegi dovrà necessariamente cambiare rispetto al 2022. Nel disegnarli bisognerà tenere conto dei nuovi equilibri di consenso. Il confronto parlamentare dovrà sciogliere anche il difficile nodo del ballottaggio (in combinazione alla soglia di sbarramento al 3%), su cui Lega e Forza Italia mantengono forti dubbi: in questo momento la riforma, nel caso in cui nessuna coalizione, o partito, raggiungesse il 40%, prevede un duello tra i due soggetti politici più votati.
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