Attentato a Ranucci: “Chi ha messo la bomba è arrivato dalla Campania”
C’è la camorra dietro l’attentato al conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. È questa la pista, anticipata da Il Fatto Quotidiano negli scorsi mesi, privilegiata dalla Dda di Roma che indaga sulla bomba piazzata sotto l’auto del giornalista che la distrusse danneggiando anche quella della figlia, appena fuori dal cancello della villetta dove vive Ranucci.
La convinzione degli investigatori è legata a un’auto nera che è stata individuata dalle immagini di videosorveglianza ed è quella che, secondo chi indaga, è stata utilizzata da chi ha fatto esplodere l’ordigno a a Campo Ascolano, vicino a Pomezia, lo scorso 16 ottobre. Quella vettura – un’utilitaria – arriva e ritorna in Campania, secondo quanto hanno accertato i carabinieri che stanno compiendo gli accertamenti – coordinati dal pm Carlo Villani – sull’attentato dinamitardo contro la Opel Adam di Ranucci e la Ford Ka della figlia.
Le novità investigative, ancora da riscontrare, troverebbero un legame con un servizio di Report, intitolato “Battaglia Navale”, nel corso del quale si raccontavano alcune anomalie riscontrate nel cantiere Cnv di Adria, in provincia di Rovigo: nell’inchiesta si raccontava di collegamenti societari che arrivavano fino ad ambienti vicini alla Camorra.
Il 4 novembre scorso Ranucci raccontò per oltre un’ora in Commissione parlamentare Antimafia di quell’ordigno “non rudimentale” che poteva “fare esplodere le auto a gas e far crollare la villetta” dove si trovava assieme alla famiglia. Il conduttore di Report, in quell’occasione, ha elencato, a partire dal 2010, tutte le minacce ricevute dopo una serie di servizi mandati in onda dalla trasmissione di Rai Tre.
Una parte dell’audizione è stata poi secretata. A caldo, a pochi giorni dall’attentato, il 19 ottobre, Ranucci escludeva la pista politica nella matrice dell’attentato puntando piuttosto sulla criminalità: “Noi tocchiamo talmente tanti interessi e centri di potere – spiegava – che è impossibile capire l’origine, credo sia qualcuno legato alla criminalità, non credo nei mandanti politici”.
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