Inaugurato l’acquedotto della Valle Orco: servirà 130 mila utenti in 50 Comuni
LOCANA. Una grande opera che servirà 50 Comuni e 130mila utenti della provincia di Torino, realizzata in due anni e quattro mesi e con tubazioni lunghe 140 chilometri. Un’opera definita modello virtuoso per il Paese, anche in un’ottica di sostenibilità e di risparmio energetico e idrico. Stiamo parlando del grande acquedotto della Valle Orco realizzato da Smat che è stato inaugurato sabato 28 a Locana, alla presenza del ministro all’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e della vicepresidente del Senato Anna Rossomando, della direttrice generale per le infrastrutture idriche del Ministero delle Infrastrutture Angelica Catalano, dell’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati e di tanti sindaci del territorio.
L’avvio dei cantieri era stato presentato il 4 novembre 2023 nell’area di quasi 3 ettari che oggi ospita l’impianto di potabilizzazione dell’acquedotto. Il territorio servito va dalla Valle Orco a Ivrea, Mazzè e Bosconero. «L’opera consentirà di utilizzare per scopi idropotabili le acque degli invasi del Gran Paradiso già presenti – ha sottolineato Armando Quazzo, amministratore delegato Smat – e contribuirà a risolvere le criticità quantitative e di vulnerabilità del sistema esistente, legate anche ai cambiamenti climatici, sulla distribuzione della risorsa idrica nonché sulla qualità della stessa, garantendo un servizio sempre più efficiente e una fornitura di acqua di qualità elevata ai cittadini del Canavese, dell’Eporediese e del Calusiese. È anche l’opera dei record per la sua attuazione, che all’inizio sembrava quasi impossibile: meno di 30 mesi contro i 102 dell’acquedotto della Valsusa. La lezione appresa è stata sviluppata in modo ancora più efficiente».
L’infrastruttura è formata dall’opera di presa nella frazione di Bardonetto, dal grande impianto di potabilizzazione da 800 litri al secondo e da un serbatoio di accumulo in frazione Praie e comprende una rete di distribuzione lunga 140 km che si interconnette con le reti di 50 Comuni. Il costo complessivo dell’opera ammonta a 254.534.000 euro ed è stata finanziata anche con fondi ministeriali e fondi del Pnrr. «Si tratta dell’opera che rappresenta la miglior capacità di programmazione e progettazione di Smat e dimostra la necessità di rafforzare la resilienza nell’approvvigionamento idrico dando priorità all’utilizzo idropotabile delle acque degli invasi di alta montagna – ha detto durante l’inaugurazione il presidente di Smat Paolo Romano –. Le sfide poste dai cambiamenti climatici e gli standard ambientali sempre più stringenti stabiliti dalle norme europee impongono il consolidamento di realtà industriali in grado di sostenere finanziariamente ed in modo strutturato investimenti così importanti per le comunità. Una prova sfidante che Smat, nell’anno del 25° anniversario, ha dimostrato di saper affrontare e concludere al meglio».
Ha elogiato il risultato il ministro Gilberto Pichetto Fratin: «Smat ha dimostrato come con investimenti e professionalità sia possibile realizzare grandi opere. In altre regioni i progetti faticano a procedere, quindi questa inaugurazione è una grande soddisfazione. La quota del Pnrr investita è stata ben spesa e permette di guardare avanti ai prossimi decenni partendo dal lavoro fatto in passato in questo territorio, a partire dalla costruzione degli invasi. Quest’opera è un modello da trasmettere a tutto il Paese». L’assessore regionale Matteo Marnati ha definito quella di sabato una giornata storica: «Abbiamo dimostrato che il Piemonte è tra i migliori a realizzare le grandi opere ed è capace di farlo nei tempi prestabiliti. Nel piano strategico regionale, inoltre, invasare acqua è prioritario, soprattutto per i territori che la prendono dalla superficie. Le previsioni, infatti, sottolineano che in futuro saranno le zone montane a soffrire di più la mancanza d’acqua. Se il modello europeo è quello sperimentato con la realizzazione di quest’opera, il Piemonte sta dando ottimi risultati, confermandosi sempre al fianco delle realtà locali».