Prezzi benzina e gasolio, ecco perché i rincari corrono e i ribassi arrivano con il contagocce
I prezzi dei carburanti non si muovono tutti alla stessa velocità. Quando il petrolio e i prodotti all’ingrosso aumentano, benzina e gasolio tendono a recepire gli incrementi con rapidità. Quando invece le quotazioni scendono, l’effetto alla pompa risulta molto più lento. È il meccanismo che in economia viene definito “rocket and feather”, cioè razzo e piuma: su in fretta, giù con gradualità.
Il doppio ritmo dei listini
L’esame delle serie storiche più recenti conferma questa dinamica. Sui dati dei prezzi medi settimanali industriali della benzina in Italia, rilevati dal 2018 fino al 9 marzo e confrontati con le quotazioni Platts Cif Med, emerge una trasmissione asimmetrica dei prezzi. In concreto, se la quotazione all’ingrosso cresce di 10 centesimi in una settimana, al distributore ne arrivano subito 3,4; se invece cala dello stesso importo, alla pompa la riduzione media si ferma a 0,9 centesimi. Lo scarto è vicino a quattro a uno.
I precedenti negli studi economici
La teoria non è nuova. La cosiddetta trasmissione asimmetrica dei prezzi è stata applicata ai carburanti già nel 1990 da Robert Bacon in uno studio pubblicato dall’Oxford Institute for Energy Studies. Negli anni successivi il tema è stato ripreso anche da economisti italiani. L’idea di fondo è che il mercato al dettaglio reagisca in modo diverso a seconda che i prezzi delle materie prime stiano salendo o scendendo.
Il caso più evidente
Un esempio recente arriva dal periodo compreso tra febbraio e giugno del 2022. In quella fase il picco del prezzo industriale della benzina al distributore, pari a 1,22 euro al litro al netto di Iva e accise, fu raggiunto con due settimane di ritardo rispetto al massimo delle quotazioni Platts. La discesa successiva, invece, richiese mesi, confermando un andamento molto più lento nel trasferimento dei ribassi ai consumatori.
Le tensioni internazionali
Anche le prime settimane della guerra in Iran sembrano essersi mosse nella stessa direzione, almeno guardando alla velocità dei rialzi. Nella seconda parte della vicenda, come ha evidenziato il Corriere della Sera, il punto decisivo sarà capire con quale rapidità eventuali futuri cali delle quotazioni internazionali verranno trasferiti ai prezzi pagati dagli automobilisti. Nello stesso quadro, il quotidiano ha richiamato anche l’impatto delle tensioni nel Golfo e del rischio legato allo stretto di Hormuz sui mercati dell’energia e sui carburanti.
Le possibili spiegazioni
A incidere non sarebbe soltanto la materia prima. Tra i fattori indicati c’è anche l’organizzazione commerciale delle imprese: nelle strutture più orientate al marketing, la pressione ad adeguare rapidamente i listini verso l’alto può risultare più forte rispetto a quella che spinge a ritoccarli verso il basso. Un’asincronia che, almeno in teoria, potrebbe essere attenuata dalla digitalizzazione, visto che oggi la trasmissione dei prezzi può avvenire quasi in tempo reale.