Caso Orlandi, udienza record in Commissione per Accetti. Possibili nuovi sviluppi
E’ durata ben 7 ore l’attesa audizione, totalmente secretata, di Marco Fassoni Accetti, davanti alla Commissione bicamerale d’inchiesta sulle scomparse di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi, presieduta dal senatore Andrea De Priamo, a Palazzo San Macuto.
E’ trapelato ben poco, ma l’ampiezza dell’audizione record lascia più che aperta la possibilità che possano essere emersi importanti elementi su uno dei casi più complessi del secolo passato, oltre alla volontà del fotografo, autoaccusatosi di aver preso parte ai sequestri di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, di non voler passare per mitomane. Un’audizione definita “faticosa”, preceduta da una lunga fase istruttoria, nel corso della quale, secondo quanto riportato da un legale, Accetti ha risposto alle domande, ribadendo la sua volontà di essere audito, come attesta la presentazione, preparata per l’occasione, di un nuovo dettagliato memoriale, riportato sulla pagina del gruppo FB Giornalismo investigativo curato da Fabrizio Peronaci. Memoriale inoltrato anche presso la Procura di Roma e alle autorità vaticane dove sono aperti dei fascicoli sul caso Orlandi. L’udienza non ha concesso alcuna presenza di giornalisti e per riprese video
Ma cosa avrà rivelato Accetti nella sua interlocuzione così prolungata e articolata, in cui non si è potuto sottrarre dalle domande dei 40 commissari o perpetrare un’abile gioco di sfida verso i suoi interlocutori, da parte di un personaggio che sicuramente ha avuto un qualche ruolo nella vicenda.
Non sappiamo se siano emerse sconvolgenti rivelazioni, dettagli importanti o si tratti dell’ennesima panoramica che, per quanto variegata, non ha fornito nuovi elementi, avviando il caso verso una mesta chiusura senza una verità e con diverse piste aperte. Certamente la disponibilità al dibattimento e la durata delle interlocuzioni con i commissari sono indicatrici di qualcosa che difficilmente si potrebbe ridurre a mere mistificazioni, per quanto raffinate.
SI tratta di un personaggio, presente dall’inizio della vicenda come telefonista (l’Amerikano), che fece ritrovare il flauto di Emanuela (reperto incredibilmente distrutto in Procura) che si è autoaccusato nel 2013 di aver preso parte alla sparizione di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.
Nella marea di ipotesi, tra depistaggi e ambiguità, che perdurano dopo 43 anni dalla sparizione delle due quindicenni, tra servizi e intrighi vaticani negli anni più torbidi della repubblica, è certo che questa figura abbia avuto un qualche ruolo. Tanto che lo stesso ex procuratore capo Giancarlo Capaldo ha ipotizzato potesse trattarsi di un possibile serial killer. Sicuramente un personaggio astuto, molto abile nell’attenzionare e coinvolgere delle minorenni per conto di misteriosi sodali (sempre che esistano).
Pietro Orlandi, che ha sempre ritenuto assolutamente superfluo il ruolo di Accetti, ha liquidato l’attesa audizione una perdita di tempo. Ma intanto sono molti gli episodi sui quali le sue affermazioni potrebbero portare nuovi elementi, in una vicenda che, dopo tanti anni , non ha ancora chiarito chi possano essere i mandanti, gli esecutori e le reali motivazioni della sparizione di due povere ragazze nel 1983.
Un contesto in cui non furono poche le ragazze “attenzionate”, anche a rischio “tacitazione”, termine ricorrente nel gelido linguaggio dei killer. Indubbiamente il ritardo e le difficoltà con si è arrivati all’audizione dell’ “uomo del flauto”, rappresenta già un segnale.
Un Accetti che ha sottoposto al fuoco di fila delle domande dei commissari la sua testimonianza e la sua versione su diversi episodi che lo hanno legato al caso Orlandi, tra telefonate, comunicati, attenzionamenti, il ritrovamento del flauto e ricorso a complici. Vi è inoltre l’emblematico caso dell’uccisione della diciasettenne Katy Skerl nel gennaio 1984, in cui, dopo anni, nel 2022 si è verificato che le reiterate affermazioni di Accetti sul trafugamento della tomba della ragazza al Verano fossero reali. Insomma troppe cose per ritenerlo solo un abile mistificatore.
La Commissione bicamerale d’inchiesta , presieduta dal senatore Andrea De Priamo, operativa dal 2024 dopo aver ascoltato 80 persone, con l’audizione Accetti , pare ormai in dirittura d’arrivo. Non si sa se potranno esserci colpi di scena e nuovi sviluppi per fare chiarezza sul vortice di ipotesi che non accennano a fermarsi nemmeno dopo 43 anni da quel tragico 22 giugno 1983 ma ora qualche elemento potrebbe arrivare da quello che è l’unico protagonista ancora presente sulla scena dei fatti? Certo le 80 testimonianze audite rappresentano un lavoro e un contributo importante e prezioso , quasi miracoloso dopo l’archiviazione del caso del 1975 , avvenuto sicuramente dopo troppi anni, ma fattore chiave sarà la volontà politica di andare a fondo o fermarsi a una verità storica per le relazioni conclusive.
Una verità che si attende da troppo tempo sul destino di due povere giovani innocenti, vittime degli intrighi dei primi anni 80 dopo l’attentato a Papa Wojtyla. Sperando che l’ennesima secretazione non riduca tutto al silenzio, cosa pare alquanto improbabile dopo il contributo dell’ultima audizione davanti a quaranta commissari di maggioranza e opposizione. In assenza di elementi resta la battuta riportata dal Corriere, colta a margine dell’audizione record: “ Ma ‘sto tipo che c’aveva da di’?”. E pare che da dire ne avesse molto.
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