Il pentimento del giudice che ha attaccato colleghi e avvocati per il Sì: «Ho utilizzato un linguaggio non continente»
Marcia indietro del giudice di Cassazione, Francesco Agnino, dopo l’attacco a testa bassa ad avvocati e colleghi che si erano esposti per il Sì, invitandoli a dimettersi, definendo «imbarazzanti» i loro «ricorsi o sentenze». All’indomani della bufera scatenata da quel post, amplificata da un intervento social di tenore simile del collega milanese Luca Poniz, Agnino ha voluto precisare le sue parole con un altro post.
Il giudice di Cassazione: «Ammetto un linguaggio non continente»
«Ammetto di aver utilizzato un linguaggio non continente determinato dal clima di tensione creato in questi mesi dal referendum. Non era mia intenzione mancare di rispetto all’Avvocatura tutta, con la quale ho sempre intrattenuto rapporti di stima e rispetto ovvero nei confronti dei colleghi. Come sanno molti avvocati, ho sempre improntato i rapporti all’insegna del rispetto reciproco. Sono rammaricato del clamore mediatico creato con questo messaggio, chiedo pubblicamente scusa se le mie parole hanno ferito la sensibilità di avvocati e colleghi».
Il post incriminato in cui chiedeva le dimissioni di avvocati e colleghi per il Sì
Il post “incriminato” recitava: «Mi rivolgo ad alcuni avvocati e colleghi che hanno sostenuto il sì, dal mio angolo privilegiato della Corte di Cassazione, vi invito ad abbandonare la toga, non perché avete sostenuto legittimamente il sì, ma perché ho letto di vostri ricorsi o sentenze e l’aggettivo che meglio si attaglia è imbarazzanti. Il diritto e in alcuni casi la lingua italiana scorrono paralleli ai vostri scritti imbarazzanti. Solo per questo dovreste dimettervi o cancellarvi dall’ordine. Ed adesso è giusti togliersi qualche sassolino dalle scarpe». A quanto pare Agnino si è reso conto che quei sassolini avevano reso il terreno scivoloso per lui.
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