Chiorino lascia la vicepresidenza, ma resta in Giunta: bufera politica in Piemonte
Torino
Si dimette da vicepresidente della Regione Piemonte, ma resta al suo posto in Giunta con le deleghe operative più rilevanti. È una scelta che segna un passaggio delicato nella politica regionale quella annunciata da Elena Chiorino, esponente biellese di Fratelli d’Italia, coinvolta nell’affaire legato al caso Delmastro.
La decisione arriva dopo le polemiche per la partecipazione, poi abbandonata, in una società riconducibile a un ristorante romano intestato a Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva come prestanome del clan Senese. Una vicenda che ha sollevato interrogativi sull’opportunità politica del ruolo ricoperto dall’assessora.
«Sono una persona rigorosa e per bene: ho commesso una grave leggerezza che non mi perdono ma che ho compiuto in assoluta buona fede», ha dichiarato Chiorino, spiegando la scelta di rinunciare alla vicepresidenza come gesto di responsabilità verso le istituzioni. «Il mio modo di chiedere scusa è restituire la delega più importante, quella di rappresentare l’ente in assenza del presidente».
Il governatore Alberto Cirio ha accolto le dimissioni parlando di «segnale necessario» e sottolineando come, pur riconoscendo «capacità e correttezza» all’assessora, la leggerezza compiuta fosse incompatibile con un ruolo istituzionale così rilevante. Una decisione definita «ragionata ed equilibrata», maturata al termine di un confronto con i partiti di maggioranza.
La vicepresidenza passerà ora all’assessore di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone, mentre Chiorino manterrà le deleghe a Istruzione e Lavoro, inclusi dossier particolarmente sensibili come le crisi industriali legate a ex Ilva, Lear e Konecta.
Una soluzione che però non placa le polemiche. Il Partito Democratico, con il segretario regionale Domenico Rossi e la capogruppo Gianna Pentenero, parla di «decisione inaccettabile che offende i piemontesi», accusando la maggioranza di voler salvaguardare equilibri politici più che il prestigio delle istituzioni.
Ancora più dura la posizione del Movimento 5 Stelle, con la capogruppo Sarah Disabato che definisce la scelta «una farsa», chiedendo le dimissioni complete dalla Giunta. Sulla stessa linea anche le parlamentari Chiara Appendino ed Elisa Pirro, che parlano di «presa in giro» e di una gestione della vicenda che rischia di minare la credibilità delle istituzioni regionali.
Critiche arrivano anche dall’Alleanza Verdi e Sinistra, che sottolinea come la rinuncia alla sola vicepresidenza non sia sufficiente a rispondere alla gravità del caso.
Il quadro che emerge è quello di una maggioranza che prova a contenere il danno politico senza rinunciare a una figura chiave della Giunta, e di opposizioni che invece chiedono un passo indietro totale. Una tensione destinata a proseguire anche in Consiglio regionale, dove la vicenda approderà nei prossimi giorni, trasformandosi in un banco di prova politico per l’intera amministrazione piemontese.