Umberto Bossi e la rivoluzione della Lega (senza secessione)
PAVIA. E’ morto a 84 anni Umberto Bossi, la sera del 19 marzo 2026, nella sua Varese. Il senatur. Colui che tuonava riuscendo a parlare alla pancia oscura della gente di una Padania inventata al grido di “secessione”, fondatore di un partito che, anche dopo l’alleanza con il Cavaliere, era riuscito a mantenere un radicamento territoriale fatto di sedi capillari e tesserati pronti a volantinare ai gazebo che tanta politica polverizzata del nuovo millennio non è più riuscita a creare. Uno dei primi a cavalcare certa xenofobia strisciante, pronunciando ad alta voce concetti prima solo mormorati, con la retorica del Nord.
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Lui, che è stato il fondatore e il volto simbolo della Lega, il primo esponente del movimento a entrare in Parlamento nel 1987. Ex studente di medicina a Pavia, alla laurea aveva preferito la politica.
Dal Manifesto al federalismo
Era nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago in provincia di Varese, il suo impegno politico comincia nei primi anni Settanta: il gruppo comunista del Manifesto, il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, l'ARCI; poi l’incontro con Bruno Salvatori, molto vicino all'Union Valdôtaine, linnamoramento per le idee federaliste. Nel 1979 conosce Roberto Maroni e nei primi anni Ottanta fonda la Lega Autonomista Lombarda, poi Lega Lombarda.
Quando il 12 aprile 1984 si presenta davanti alla notaia Franca Bellorini insieme a un piccolo gruppo di sostenitori – tra cui il cognato Pierangelo Brivio, la futura moglie Manuela Marrone, il commerciante Marino Morone e Giuseppe Leoni – in pochi avrebbero immaginato un futuro per quella formazione tutta verde in un’epoca in cui i colori della politica erano ancora il bianco e il rosso.
La Prima Repubblica sembrava ancora solida. Craxi guidava un governo di pentapartito presieduto per la prima volta da un socialista. La Dc di De Mita aveva pur sempre il 32 per cento. Il Pci oltre il 30 per cento, Berlinguer sarebbe morto due mesi dopo. C’erano il Pri con Spadolini , il Pli con Zanone, il Psdi con Nicolazzi. A destra il Movimento sociale italiano di Almirante. Nessuno scommetteva una lira sul futuro del Senatur. Forse, solo lui.
Nel 1989 fonda la Lega Nord dove riunisce la Lega Lombarda, la Liga Veneta, il Piemònt Autonomista, l'Union Ligure, la Lega Emiliano-Romagnola e l'Alleanza Toscana, ne diventa segretario per circa 20 anni al grido di Roma ladrona. Viene eletto al Parlamento europeo con 68.519 preferenze nella circoscrizione Italia nord-occidentale. Alle politiche del 1992 è rieletto alla Camera con 239.798 voti. Tantissimi.
I simboli e la secessione mai realizzata
Bossi sfuggiva alle definizioni, usava parole d’ordine come federalismo e autonomia, l’idea di “Padania”, entità mai esistita, diventa simbolo e sprone. I simboli, già: il Po come identità, l’acqua nelle ampolle. Il raduno annuale di Pontida tra politica, simbolismo e appartenenza. Radio Padania, Telepadania, la Padania di carta stampata. Nella sede di via Bellerio il simbolo è il condottiero Alberto da Giussano, l’inno il Va' pensiero di Giuseppe Verdi.
Sognava la secessione, Bossi, la sognava davvero, ma non è mai riuscito a realizzarla. Nemmeno alleandosi con Silvio Berlusconi nel 1994: 120 seggi parlamentari alla Lega al fianco del Cavaliere disceso in campo. Nemmeno un anno dopo Bossi “tradisce” e firma con D’Alema e Buttiglione il “patto della sardina”. Due anni dopo è il 1996 la Lega corre da sola, vince l’Ulivo guidato da Romano Prodi. Ma da Silvio, alla fine, tornerà ancora e ancora.
Nel 2004 l’ictus, nel 2012 lo scandalo legato alla gestione dei fondi della Lega. Il 5 aprile di quell’anno Bossi si dimette a sorpresa da segretario della Lega Nord, carica che aveva assunto nel 1989; a succedergli federale il triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago. Un anno di silenzio, poi il ritorno alle primarie della Lega nel 2013, dove però soccombe all’astro nascente Matteo Salvini. E Lega diventa nazionalista.
Il distacco da Salvini
Negli ultimi anni il Senatur del celodurismo, quello che diceva (e metteva sui manifesti) i pensieri oscuri della pancia d’Italia, tra pellerossa metaforici e quell’odio verso il Sud e lo straniero portato avanti più nella propaganda che in casa sua, era diventato una specie di padre fondatore, figura guardata con nostalgia dai leghisti della prima ora. Un rapporto difficile con Matteo Salvini, cui non ha perdonato la deviazione verso l’estrema destra e l’abbandono del Nord e del simbolo.
Dopo l’ennesimo ricovero, nel 2022, era ripartito dal Castello di Giovenzano: già malato, anziano, era corso appena aveva potuto dagli amici del Comitato Nord che non si riconoscevano più nella Lega di Salvini quando i consiglieri regionali lombardi della Lega, Roberto Mura, Federico Lena ed Antonello Formenti, avevano deciso di lasciare il gruppo Lega Salvini Premier innescando un processo di contestazione alla leadership del partito, per cercare di recuperare le radici del movimento. E al suo fianco aveva voluto l’allora europarlamentare Angelo Ciocca.
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I procedimenti giudiziari
Sul cammino di Bossi diversi procedimenti giudiziari: il processo Enimont dove è stato accusato di violare la legge sul finanziamento pubblico ai partiti, la condanna per reato di vilipendio alla bandiera italiana, assolto dall’accusa di vilipendio al Capo dello Stato dell'allora Presidente Oscar Luigi Scalfaro, viene condannato nel 2018 dalla Cassazione ad 1 anno e 15 giorni di reclusione per vilipendio al Presidente della Repubblica per degli insulti a Giorgio Napolitano.Nel 2012 Bossi è accusato di truffa ai danni dello Stato a causa dello scandalo dei rimborsi elettorali: viene condannato a 1 anno e 10 mesi per aver sottratto indebitamente allo stato circa 49 milioni di euro. Nell'agosto del 2019 il reato di truffa per Bossi e Belsito viene prescritto; la Cassazione conferma la confisca dei 49 milioni di euro alla Lega, cadono le confische personali.