Grave crisi del diritto internazionale: «A pagarne le conseguenze siamo noi»
Il diritto internazionale si trova a un bivio: da un lato resta il fondamento formale di un ordine di relazioni tra Stati, dall’altro appare sempre più sotto pressione, incapace di imporre regole e limitare le violazioni.
Il diritto internazionale è l’insieme di regole, trattati, consuetudini e principi giuridici che disciplinano le relazioni tra Stati e altri soggetti internazionali. Nasce formalmente con la Pace di Westfalia del 1648, che pone fine alle guerre di religione in Europa e sancisce il principio di sovranità secondo cui ogni Stato è indipendente e autore delle proprie scelte. Da quel momento, i rapporti fra Stati si sono progressivamente regolati non più solo attraverso la forza, ma anche attraverso norme e consuetudini condivise. Con la nascita della Società delle Nazioni dopo la Prima guerra mondiale e delle Nazioni Unite nel 1945, il diritto internazionale ha assunto una dimensione più articolata e ambiziosa: vietare l’uso illegale della forza, proteggere i diritti umani, regolare il commercio, tutelare l’ambiente, difendere la popolazione civile e creare corti internazionali capaci di perseguire genocidi e crimini contro l’umanità.
Tuttavia, il presente evidenzia una tensione tra il valore formale di queste norme e la loro efficacia reale. Le guerre e le crisi umanitarie che segnano l’agenda internazionale, dall’Ucraina alle crisi in Medio Oriente e in Africa, mostrano come molte parti in conflitto ignorino sistematicamente le regole che dovrebbero tutelare i civili e limitare gli effetti della violenza armata. Così i rapporti delle Nazioni Unite documentano un aumento significativo di gravi violazioni contro i bambini nei conflitti. A questo si aggiunge un altro elemento di fragilità: la paralisi delle istituzioni multilaterali. Nel discorso all’Assemblea generale dell’Onu, il segretario generale António Guterres ha lanciato un avvertimento contro le violazioni del diritto internazionale: «Divisioni geopolitiche autolesioniste e sfacciate violazioni del diritto internazionale stanno scuotendo le fondamenta della cooperazione globale». Secondo Guterres, queste dinamiche minacciano non solo la pace, ma proprio la sopravvivenza del sistema multilaterale.
Un altro elemento di tensione deriva dall’uso della forza non autorizzato da parte di potenze internazionali. Nel caso del Venezuela, l’azione militare Usa ha suscitato serie preoccupazioni tra le organizzazioni per i diritti umani, che considerano l’intervento una possibile violazione della Carta delle Nazioni Unite e del principio di non ingerenza negli affari interni di uno Stato. Simili critiche sono state sollevate per le violazioni continuate del diritto internazionale umanitario nelle aree di guerra, dove le parti belligeranti spesso trattano le norme come facoltative, non vincolanti. Questa crisi di credibilità e applicazione ha radici profonde. Il sistema internazionale non dispone di forze proprie in grado di far rispettare le norme: la sua efficacia dipende dalla volontà degli Stati di aderire alle regole e di cooperare. Ma quando uno Stato potente ignora deliberatamente gli obblighi internazionali, l’intero sistema ne risente. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, per esempio, può essere paralizzato dal diritto di veto delle potenze permanenti. E in base ai Trattati in vigore nell’Unione europea, su politica estera, sicurezza, difesa e allargamento dell’Unione, le decisioni devono essere prese all’unanimità quindi ogni Stato membro dispone di un diritto di veto, capace di bloccare sanzioni, prese di posizione comuni o interventi diplomatici.
Negli ultimi anni questa regola ha spesso rallentato o impedito risposte rapide dell’Ue alle crisi, mostrando i limiti di un sistema che tutela la sovranità nazionale ma riduce l’efficacia dell’azione collettiva. Non a caso, si discute apertamente di una riforma dei Trattati per superare l’unanimità e introdurre il voto a maggioranza qualificata. Ma anche questa riforma richiederebbe l’accordo unanime degli Stati membri.
Nonostante i limiti, il diritto internazionale continua a offrire strumenti indispensabili per la cooperazione e la risoluzione pacifica delle dispute. Stabilisce principi condivisi contro l’arbitrio e l’uso indiscriminato della forza, e se applicato coerentemente può proteggere i più vulnerabili. La sua crisi attuale, quindi, non segnala la fine del diritto internazionale, ma piuttosto la necessità di riformarlo e rafforzarlo, rendendolo più efficace di fronte alle sfide attuali. In un mondo globalizzato e interdipendente, dove le crisi attraversano confini e i diritti umani sono sempre più minacciati, abbandonare il diritto internazionale significherebbe consegnarsi alla legge del più forte. La posta in gioco non è solo legale, ma umana: mantenere la speranza che le regole condivise possano ancora proteggere la dignità delle persone e la sicurezza delle nazioni.
Sara Grignani
Il Giunto, Cardano