Giumana in Giordania, Greta a Dubai: «Le esplosioni, le sirene, la paura»
Nel giro di pochi giorni, due vite hanno preso direzioni opposte lungo la stessa rotta del Medio Oriente. Greta è riuscita a tornare quasi subito da Dubai, Giumana è rimasta bloccata in Giordania per due settimane intere.
Per Greta Panara, 16 anni, il cellulare ha squillato con la notifica del volo di ritorno confermato dopo pochi giorni di attesa passati a Dubai dove si trovava con la scuola internazionale di Pavia. Fino all’ultimo la situazione è stata segnata da incertezza e paura: «Non mi sarei mai aspettata di trovarmi in una situazione del genere - racconta -. Sapevo che Dubai si trovava in una zona delicata, ma non pensavo che il conflitto potesse coinvolgerci».
Durante la simulazione delle Nazioni Unite a cui partecipava è arrivata la comunicazione che il gruppo non poteva più partire: «Ero tranquilla, anzi ho pensato: qualche giorno in più di vacanza», racconta. La situazione però è cambiata improvvisamente quella sera: «Eravamo sulla terrazza dell’hotel Al Mina a festeggiare un compleanno quando abbiamo visto i missili davanti a noi. In quel momento è partito anche l’allarme sul telefono ed è scoppiato il panico». La confusione è stata amplificata dal fatto che nessuno sapeva dove si trovasse il bunker: «Abbiamo preso le prime scale di emergenza e siamo usciti dall’hotel». Poi con l’aiuto delle tutor, il gruppo è riuscito a rientrare e a calmarsi: «Quella notte, come le due successive, abbiamo dormito in 8 in una stanza piccola, per sentirci più al sicuro, con le tende e le persiane chiuse e la paura che le finestre si rompessero con l’arrivo di un missile». Passata la notte, le paure sono però aumentate, finché non è arrivata la notizia che i ragazzi sarebbero riusciti a tornare il 3 marzo con un volo per Malpensa: «Pensavo che la situazione non avrebbe fatto che aggravarsi. Con la notizia del volo abbiamo tirato un sospiro di sollievo».
Per Giumana Banham, 17enne dell’Itis Cardano di Pavia, invece, la situazione è rimasta immobile fino al 10 marzo. Dall’altra parte della regione Giumana, che era andata a trovare i parenti in Giordania, ha aspettato due settimane che qualcosa cambiasse. «Appena è scoppiata la guerra, il 28 febbraio, io mi trovavo proprio nell’aeroporto internazionale di Queen Alia - racconta - Avrei dovuto prendere il volo di ritorno per l’Italia e riabbracciare la mia famiglia nel giro di poche ore. All’improvviso, tutto è cambiato. Alla notizia della guerra sono rimasta scioccata e sbalordita. Quando mi sono tranquillizzata, sapevo che le cose non sarebbero migliorate di lì a poco, che sarei dovuta rimanere per un pezzo qui in Giordania, bloccata a causa di un’instabile situazione di guerra. Mai avrei pensato che sarebbe potuto capitare proprio a me e mentre ero in aeroporto».
Vivere la crisi da vicino, ha raccontato mentre era ancora lì, è qualcosa di completamente nuovo e spaventoso: «Non ho mai vissuto situazioni di guerra e non sono abituata a questo clima di tensione. Qui le sirene di sicurezza scattano spesso, gli aerei militari sorvolano le nostre teste e a volte le finestre tremano per le esplosioni. La notte faccio fatica a dormire per il rumore delle sirene». «Cerco di affrontare le giornate in modo normale, per “alleviare” la tensione - raccontava - grazie anche ai miei parenti, i pensieri che mi avvolgono si “alleggeriscono”, ho tante persone a fianco a me che cercano di strapparmi un sorriso e rendere tutto il meno pesante possibile». Il pensiero però è sempre stato rivolto al ritorno: «La prima cosa che vorrei fare è riabbracciare i miei genitori, che per tutto questo tempo sono rimasti costantemente in ansia e preoccupati per me. Sono le persone che mi mancano più di ogni altra cosa, ma sento anche la mancanza delle mie amiche, della mia casa, dei miei professori, della scuola, del mio sport e, soprattutto, della mia vita normale di tutti i giorni».
Vittoria Izzo
4ªICL, Cardano, Pavia