Borgofranco d’Ivrea, 7 consiglieri consiglieri comunali si dimettono, decade il sindaco Francisca
BORGOFRANCO D’IVREA. Crisi politica a Borgofranco, dove le dimissioni congiunte di quattro consiglieri di opposizione, Marco Origlia, Federico Fiorina, Lilliana Blasutta ed Elisa Negri, e di tre esponenti della maggioranza, l’assessora Katia Marafioti e i consiglieri Simona Frate e Paolo Ganio, hanno determinato lo scioglimento anticipato del consiglio comunale e l’avvio della gestione commissariale. Un passaggio che interrompe l’attività amministrativa ordinaria e apre una fase di transizione destinata a durare fino alle prossime elezioni.
L’OPPOSIZIONE
Alla base della rottura, il gruppo di minoranza Energie nuove per Borgofranco ha elencato una serie di criticità, denunciando una progressiva mancanza di dialogo, un processo di accentramento delle decisioni e una sempre maggiore difficoltà riscontrata nel normale funzionamento del Consiglio. «Fin da subito sono emerse divergenze insanabili con il sindaco, che ha sempre rifiutato qualsiasi forma di dialogo – spiegano il consiglieri di minoranza –. In più occasioni ci ha pubblicamente denigrati. La disponibilità a dialogare con la minoranza è riassunta in una frase del sindaco pronunciata in un Consiglio, che ancora riecheggia nella sala consiliare: Voi non contate niente!».
Vengono richiamati anche aspetti più tecnici, come carenze nella gestione di alcuni procedimenti, ritardi, problemi regolamentari e scelte ritenute poco efficaci sul piano della programmazione e dell’utilizzo delle risorse pubbliche. Tra i temi citati figurano interventi su immobili, progetti culturali e partite economiche considerate non adeguatamente valorizzate o gestite.
LE PAROLE DEL SINDACO
Di segno opposto la posizione del sindaco Fausto Francisca, che attribuisce la crisi a una scelta politica maturata all’interno della stessa maggioranza: «Ovvio che ci sia stato un accordo con l’opposizione – commenta –. Incomprensibile il ripudio delle scelte, che peraltro erano state condivise, sugli impegni che sindaco, giunta e consiglieri di maggioranza hanno assunto con la popolazione di Borgofranco». Viene evidenziato in particolare il rischio di rallentamenti o blocchi per un ampio elenco di interventi e progetti, per un valore complessivo superiore ai 14 milioni di euro, tra opere pubbliche, manutenzioni del territorio, interventi su scuole ed edifici comunali, iniziative ambientali e partecipazione a bandi regionali, nazionali ed europei.
«Si apre quindi una crisi che sarà gestita per oltre un anno da un commissario di Governo – continua Francisca –. Un funzionario prefettizio che, le numerose esperienze dimostrano, si occuperà quasi esclusivamente di ordinaria amministrazione. Non posso nascondere l’amarezza per chi ha tramato con l’opposizione per puro risentimento o peggio per ambizioni personali frustrate. Non nego la mia responsabilità per avere assegnato un posto nella mia lista a soggetti inaffidabili. Il tempo sarà un giudice inappellabile».
Il quadro che emerge è quello di una crisi maturata nel tempo. Da un lato le contestazioni sulla gestione dell’ente e sulla qualità del confronto istituzionale, dall’altro le preoccupazioni per le conseguenze operative dello scioglimento anticipato del Consiglio. Quello che si interrompe è il quinto mandato per Francisca.
I DIMISSIONARI DI MAGGIORANZA
E intanto intervengono anche i consiglieri uscenti (l’assessora Katia Marafioti e i consiglieri Paolo Ganio e Simona Frate), che attaccano frontalmente il sindaco Fausto Francisca, respingendo punto per punto le accuse e ribaltando la lettura della crisi politica.
Nel mirino finisce innanzitutto il comunicato del primo cittadino, definito «farneticante» e «l’ultimo atto disperato di un’amministrazione che ha perso la bussola». Le accuse di complotto e tradimento vengono liquidate come «il classico rifugio di chi non sa governare la propria squadra». Per i dimissionari, la rottura interna non lascia spazio a interpretazioni: «Se tre membri della maggioranza, tra cui un assessore, si dimettono, il problema è l’impossibilità di lavorare con una figura autoritaria».
Da qui l’affondo politico: «Un sindaco che non sa farsi seguire dai suoi è un sindaco che ha già perso». Una critica che si estende alla gestione amministrativa, definita «accentratrice e priva di una visione strategica condivisa».
I firmatari contestano poi quella che definiscono «la lista della spesa» da 14 milioni di euro, parlando di «pura propaganda» e «sciacallaggio politico» per allarmare i cittadini. Secondo gli ex consiglieri, infatti, i progetti già finanziati proseguiranno comunque grazie al lavoro degli uffici tecnici e del commissario prefettizio, figura di garanzia per la continuità amministrativa.
Nessun rischio, aggiungono, nemmeno per i servizi essenziali: il Consorzio In Rete continuerà a operare regolarmente e i fondi regionali verranno erogati direttamente all’ente, senza interferenze legate alla situazione del Comune. Anche la partecipazione ai bandi, sottolineano, potrà essere valutata dal commissario, qualora ritenuta utile per il territorio.
I tre fanno il punto su alcune questioni aperte. Tra i lavori viene indicata la rigenerazione dell’impianto di illuminazione pubblica, da 2,5 milioni di euro: il progetto è approvato, ma si è ancora in attesa della gara da parte della centrale unica di committenza. Stessa situazione per gli interventi sul Rio dei Mulini, tra la rigenerazione dell’alveo (1,5 milioni) e i progetti Rendis da 340 mila e 560 mila euro, per i quali si annuncia l’avvio della fase esecutiva.
I firmatari evidenziano anche una serie di criticità. In particolare, restano senza finanziamento i progetti del 2018 legati all’alluvione del 2013, tra cui il dissesto del versante a monte di Baio Dora: la Regione, sottolineano, non ha stanziato risorse nemmeno nel 2024.
Non mancano poi i rilievi su interventi fermi o incerti. La riqualificazione della stazione ferroviaria, pur appaltata, non dipende dal Comune ma da RFI, mentre per la piazza su via Mazzini non esisterebbero valutazioni economiche. Bloccato anche il progetto per nuovi loculi e la sistemazione del cimitero di Montebuono: dopo modifiche normative, l’ASL TO4 non è più competente per l’autorizzazione, rendendo necessaria una variante urbanistica.
Infine, sovrappasso ferroviario e casello di Baio Dora restano, secondo quanto riportato, allo stadio dei soli incontri istituzionali con Anas, Ferrovie e Regione.
Respinte inoltre, tutte le accuse di ambizioni personali. «La nostra unica ambizione era servire Borgofranco», scrivono i dimissionari, rivendicando la scelta come «un atto di coraggio e di onestà». Meglio, sostengono, «un commissario per pochi mesi che altri anni di agonia sotto una leadership ormai tossica». La crisi, sostengono, «non è stata un fulmine a ciel sereno, ma la conseguenza inevitabile di una gestione che aveva perso il contatto con la propria squadra».