Iftar di quartiere, in 200 al Borghetto alla stessa tavola: dialogo tra fedi
Ivrea
Domenica 15 marzo, giornata dedicata a livello internazionale alla lotta all’islamofobia, si è svolta per la prima volta un Iftar di quartiere che ha portato in Borghetto circa 200 persone e che ha trasformato il rito del pasto serale con cui si interrompe il digiuno quotidiano durante il mese del Ramadan in una festa collettiva di unità interreligiosa, per una serata di dialogo e pace.
L’iniziativa, nata da un'idea di Mohammed Fegguioui — titolare del ristorante Marrakech e della gastronomia Gustavo, residente a Ivrea da 25 anni — si è svolta in contemporanea con grandi metropoli come Torino (nel quartiere San Salvario) a Roma, organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio, Milano e Bologna. L’obiettivo dichiarato è quello di unire cristiani, musulmani, italiani e stranieri attorno a una tavola imbandita.
«Volevo farlo perché qui non l'aveva mai proposto nessuno – spiega Mohammed Fegguioui – è un gesto di affetto, per stare tutti insieme e far sentire al quartiere lo spirito della nostra festa». All’iniziativa erano presenti il sindaco Matteo Chiantore, l’assessora Gabriella Colosso, rappresentanti della comunità islamica, e don Giuseppe Duretto e Anna Mara Ricchiuti responsabile dell’Ufficio ecumenismo, il dialogo interreligioso e la pace della diocesi di Ivrea. L’adhan (la chiamata alla preghiera), alle 18.33, ha scandito l’inizio del pasto servito all’aperto nella via del Borghetto. La zuppa harira, il cous cous le falafel, i datteri (simbolo principale dell’Iftar) e per finire l’immancabile tè alla menta. Oltre all’aspetto religioso, l’evento porta con sé un forte messaggio sociale. «Questa amministrazione, soprattutto attraverso le sue politiche di integrazione, ogni giorno si adopera per promuovere il dialogo – afferma Colosso –. Il dialogo tra fedi e culture diverse rafforza i legami di coesione sociale e promuove la comprensione reciproca. Proprio al riguardo stiamo lavorando per organizzare un incontro, a ottobre, fra le diverse religioni praticate in città». Per gli organizzatori, questo banchetto non è solo un rito, ma un atto di ringraziamento: «La città ci ha dato molto, noi abbiamo ricevuto e questo è il nostro modo di dire grazie».
In un momento storico in cui la percezione della sicurezza e dell'integrazione è spesso distorta, Ivrea ha risposto con 200 porzioni di cibo e un invito aperto a tutti, dimostrando che la convivenza è già una realtà quotidiana. «Questa iniziativa si è inserita in quello che è Ivrea: una città multiculturale e plurale – conclude l’assessora –. Una città che è capace di includere persone di fedi, culture e tradizioni diverse. È stata un’iniziativa che, al di là dell’aspetto religioso, ha rafforzato il senso di comunità e ha promosso la conoscenza reciproca».