Delmastro sullo scoop del Fatto: “Quando ho scoperto che la mia socia era figlia di Caroccia ho lasciato la società”
“La mia storia antimafia è chiara ed evidente. Il mio livello 2 di scorta certamente non nasce per altri motivi se non per la battaglia contro la mafia che stiamo facendo, quindi questo parla per me. Dopodiché si tratta di una società con una ragazza non imputata e non indagata, che poi si scopre essere figlia di; nel momento in cui si scopre, immediatamente, per rigore etico e morale che mi contraddistingue su questa battaglia, mi sono tolto dalla società. Quindi non c’è nulla da dire”. Così il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, a margine delle celebrazioni per i 209 anni del Corpo di Polizia penitenziaria a Napoli, risponde a una domanda sullo scoop del Fatto che ha rivelato la sua partecipazione alla società della famiglia di Mauro Caroccia, imprenditore condannato per mafia e legato al clan Senese. In particolare, Delmastro è stato per oltre un anno socio al 25% di una srl proprietaria di un ristorante di Roma, partecipata al 50% da Miriam Caroccia, figlia dell’imprenditore appena 18enne al momento della Costituzione.
Dal centrosinistra intanto arrivano le richieste di chiarimenti. Pd e Alleanza Verdi e sinistra chiamano in causa direttamente Giorgia Meloni: la vicenda, “se confermata, sarebbe gravissima e pone domande inquietanti a cui la presidente del Consiglio e il ministro Nordio devono dare immediata risposta”, dice la responsabile Giustizia dem Debora Serracchiani. Il deputato di Avs Marco Grimaldi parla di “una vicenda inquietante che legherebbe ambienti di Fratelli d’Italia a famiglie appartenenti alla mafia romana. Se i fatti fossero confermati, sarebbero di una gravità inaudita. Nel mentre, la presidente del Consiglio non ha nulla da dire?”, attacca. Il Movimento 5 stelle, invece, annuncia di voler portare il caso in Commissione parlamentare Antimafia: “Delmastro è un esponente del governo e non in un ministero qualsiasi ma alla Giustizia, e ha già una condanna in primo grado per rivelazione del segreto d’ufficio proprio di quel ministero, l’Italia pretende sue immediate spiegazioni su questi presunti rapporti inaccettabili e incompatibili con qualsiasi ruolo istituzionale. Ma noi non ci fermiamo qui: a breve avanzeremo una richiesta in Antimafia affinchè la commssione d’inchiesta chieda tutti gli atti e faccia ogni approfondimento necessario”, affermano i parlamentari pentastellati delle Commissioni Antimafia e Giustizia.
Rispondendo ai cronisti a Napoli, Delmastro ha anche giustificato le discusse parole del suo compagno di partito Franco Zaffini, senatore di Fratelli d’Italia che nei giorni scorsi ha paragonato la magistratura a un tumore: “Cadere sotto le grinfie” dei magistrati “è come se ti diagnosticano un cancro, è peggio di un plotone d’esecuzione”, ha detto durante un evento per il Sì, citando la frase della capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi. “Con un plotone d’esecuzione sai che devi morire e ti chiedi quanto manca. Dal cancro puoi guarire o morire. Il problema è che se hai un cancro ti curano i medici. Se tu vai nelle mani della magistratura invece è un’avventura. Non sai con chi ti combini, non sai come vengono condotte le indagini, non sai cosa ti capiterà“.
Parole che hanno provocato la reazione indignata delle opposizioni. Ma Delmastro minimizza, anzi condivide: Zaffini, afferma, parlava della “sofferenza che uno ha con un male che a volte non riesce neanche a curare quando eventualmente non abbia fatto nulla, come testimoniano molti innocenti. Quindi io credo che l’accento fosse sulla sofferenza umana, in particolar modo di un innocente che si vede travolta l’esistenza. Quindi a ben leggere la frase, a contestualizzarla, credo che sia anche sottoscrivibile. Certo, la traduzione giornalistica che ha avuto la frase non è sottoscrivibile”, dice il sottosegretario.
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