Banksy, il restauratore pavese: «Dietro le sue opere c’è più di una mano»
Pavia. «Da restauratore, nelle opere di Banksy ho notato più di una mano. Le cose potrebbero essere due: o cambia tecnica molto spesso oppure dietro i suoi graffiti c’è più di un artista». Questa l’opinione di Alessandro Cini, restauratore di Pavia che in più di un’occasione è stato Borodyanka (in Ucraina) per mettere al sicuro le opere che il writer più famoso al mondo ha realizzato in città dopo l’invasione russa. Sempre protetto da un anonimato che ha contribuito ad accrescerne l’aura, una recente inchiesta di Reuters potrebbe aver squarciato il velo di mistero dietro il quale l’artista britannico si è sempre celato: sotto lo pseudonimo di Banksy potrebbe esserci (ma non solo) Robin Gunningham, nato nel 1973 a Bristol (lo abbiamo raccontato in questo articolo).
Tra i suoi sospetti collaboratori viene citato anche Robert del Naja (conosciuto come 3D), artista visuale di origini napoletane e cantante/strumentista del supergruppo musicale (anche loro di Bristol) Massive Attack, iniziatori della corrente musicale trip hop noti per album fondativi del genere come Blue lines oltre ai pezzi-capolavoro del calibro di Teardrop (dall’album Mezzanine). «Nel mio lavoro in Ucraina ho lavorato con tante persone che hanno avuto rapporti diretti con Banksy, ma non mi sono mai spinto a chiedere chi fosse – aggiunge Cini – mi sono sempre sembrate delle speculazioni dettate dal feticismo. Non mi piace quando viene fuori il nome di un artista anonimo, io però posso dire di aver conosciuto Banksy attraverso i suoi lavori».
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Il museo dopo le bombe
Tra il 2023 e il 2025, Cini è andato in Ucraina per partecipare a diverse missioni volontarie di restauro. L’obiettivo: tutelare i graffiti che Banksy (e anche l’artista francese C215) hanno realizzato a Borodyanka sui palazzi bombardati dalla Russia. Tra questi, un murale raffigurante un giovane marzialista – forse un judoka – che scaraventa con una proiezione un avversario ben più massiccio di lui: un allegoria, si potrebbe dire, della resistenza ucraina che ormai da quattro anni si difende dagli attacchi della Russia, il cui esercito è ben più imponente sotto il profilo numerico. Il graffito è stato dipinto sul muro di un palazzo cadente, e per questo da stabilizzare senza però strapparlo al suo contesto: «Io e altri esperti siamo stati chiamati dalla comunità locale per conservare queste opere – racconta Cini – nella maggior parte dei casi ci siamo occupati di consolidamento delle pellicole pittoriche, in modo che non si stacchino dagli intonaci già danneggiati dalle esplosioni». Con altre opere non è stato possibile: il graffito di una ginnasta che esegue una figura in verticale (sempre attribuito a Banksy) è stato staccato dal muro e spostato dentro la casa della cultura cittadina, perché il palazzo ormai in macerie che l’ha accolta è stato nel frattempo demolito. «Sono partito come volontario – aggiunge il restauratore – per aiutare la comunità locale a realizzare un museo diffuso, con la speranza che presto possa vedere la luce. Per raggiungere questo obiettivo bisogna tutelare le opere, perché molte di queste sono state realizzate sui muri di palazzi distrutti o parecchio danneggiati».
Il racconto in un libro
Cini ha raccolto le sue cronache da restaruatore in Ucraina nel libro “Fixing Banksy”, raccontando la missione cui parteciparono anche due amiche restauratrici, Paola Ciaccia e Maria Colonna. L’esperto è anche il protagonista del documentario Arte vs guerra, Banksy e C215 a Borodyanka, Ucraina guarda al futuro, realizzato da 3D Produzioni di Didi Gnocchi in collaborazione con Terzo Tempo Film, e che era stato in concorso al 10° Festival Internazionale del Documentario "Visioni dal Mondo" .