“Gratteri ci ha detto ‘faremo i conti’”: la denuncia del “Foglio”. La destra insorge, ma lui spiega: “Parlavo di una querela”
“Se dovete speculare e diffamare persino su Sal Da Vinci, fate pure. Non è un problema. Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti“. Così, a quanto riporta il quotidiano diretto da Claudio Cerasa, Nicola Gratteri ha risposto a una giornalista che gli chiedeva di una presunta gaffe andata in onda su La7, nel programma In altre parole di Massimo Gramellini. In quella sede il procuratore di Napoli ha affermato che il cantante neomelodico vincitore di Sanremo (con una canzone dal titolo “Per sempre Sì”) avrebbe votato No al referendum sulla riforma Nordio (circostanza in realtà smentita dal cantante stesso, commentando un meme in circolo sui social). Secondo la ricostruzione del Foglio, Gratteri ha promesso di “fare i conti” con il giornale dopo il voto, e poi, alla richiesta di chiarimenti della cronista, ha precisato: “Nel senso che tireremo una rete“.
La denuncia ha fatto insorgere in massa il centrodestra e ha provocato addirittura un intervento indignato della Fnsi, il sindacato dei giornalisti, prima che il magistrato spiegasse cosa intendeva dire: “Il nostro ordinamento prevede novanta giorni di tempo per presentare una querela penale e cinque anni per l’azione civile. Appena avrò un po’ di tempo valuterò se agire nei confronti di quei giornali che ritengo abbiano leso la mia immagine, con querela o con citazione civile. Prendo atto dell’ennesima polemica, però io so bene cosa significa essere bersaglio di minacce”, spiega all’Ansa. Insomma, nessuna minaccia di chissà quale ritorsione, ma semplicemente un anticipo di azioni legali per diffamazione: “Se l’espressione da me utilizzata in una forma concisa non andava bene mi dispiace”, chiosa Gratteri. “Questo è il mio pensiero e gradirei non essere strumentalizzato ancora una volta. Perché io, tutti i giorni, da mesi, vengo minacciato di denunce, procedimenti disciplinari. Posso ipotizzare di farmi risarcire? O secondo una parte politica le regole valgono per tutti e non per me?”.
Eppure per qualche ora l’intera maggioranza, fino ai più alti vertici del governo, ha trattato la questione come un’emergenza nazionale, suggerendo che Gratteri stesse minacciando i giornalisti di perseguirli penalmente. “Voglio esprimere solidarietà al quotidiano Il Foglio, per le gravi minacce subite dal procuratore Gratteri. Un atto gravissimo che lede la libertà di stampa“, ha scritto sui social il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. “È inaccettabile che un magistrato cerchi di censurare l’informazione, che rivolga intimidazioni, paventando ritorsioni, nei confronti di giornalisti colpevoli soltanto di fare il proprio lavoro”, afferma il leader di Forza Italia. Poi, parlando coi giornalisti al Senato, ha usato la polemica per non rispondere alle domande sulla discussa uscita di Giusi Bartolozzi, la capo gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio: “Il capo di gabinetto ha detto cose che non condivido, ma è molto grave” l’affermazione di Gratteri “perché lui può esercitare un potere per reprimere qualcuno, mi mette paura una dichiarazione del genere. Del caso Gratteri mi dovreste domandare, non sul caso Bartolozzi. Quando un procuratore della Repubblica dice “facciamo i conti dopo il referendum”… C’è la libertà di stampa”.
Il deputato azzurro Enrico Costa ha chiesto un’informativa urgente del governo in Aula: “Con questa frase ad una giornalista il dottor Gratteri si conferma il miglior testimonial per il Sì”. E pure il leader di Azione Carlo Calenda dice la sua su X: “Gratteri è chiaramente fuori controllo. Un magistrato che minaccia un giornale è da sospensione immediata”. Ma a condannare il procuratore è stata pure la Fnsi (Federazione nazionale della stampa), il sindacato unitario dei giornalisti, tramite la sua segretaria generale Alessandra Costante: “Ho letto le parole di Gratteri al Foglio e contro il Foglio e mi hanno colpito”, dice Costante parlando al quotidiano. “Non si possono accettare violazioni dell’articolo 21 della Costituzione” sulla libertà di stampa “neppure dai magistrati, neppure da un professionista come Gratteri che con le sue inchieste ha alzato il velo su molte operazioni della ‘ndrangheta”. Per Costante si tratta di una “grave minaccia”: In Italia c’è una legge sulla diffamazione chiara: se uno si ritiene diffamato, querela. Punto. Le reti non attengono alla giurisprudenza italiana e soprattutto le minacce, anche velate, violano l’articolo 21 della Costituzione”, conclude.
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