Racconti di dieci donne vincenti: storie di malattia e di rinascita al Borromeo
Dieci donne, dieci storie in dialogo con le allegorie seicentesche del Salone degli Affreschi al Collegio Borromeo. Venerdì 6 marzo, alle 18, andrà in scena Vestis et Vulnus (evento sold out) che, in occasione della Festa della Donna, porta un messaggio: ognuno di noi possiede risorse interiori da riscoprire e da attivare per affrontare momenti difficili nella vita, come un tumore.
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Le allegorie ritratte cinque secoli fa da Cesare Nebbia per celebrare le gesta di San Carlo, il “Santo della Peste”, prenderanno vita, interpretate da dieci pazienti oncologiche del territorio pavese.
Il progetto è del Cnao, il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica che ha scelto anche quest’anno di rendere omaggio alle pazienti, in uno spettacolo che le trasforma in icone di forza e bellezza. Ognuna di loro racconterà il proprio personale viaggio attraverso la malattia, sotto la guida di una Virtù che la rappresenta, ricordando il valore universale del potenziale emotivo che ciascuno ha dentro di sé. Tra le protagoniste: Noemi, tornata a cantare e a dirigere un coro dopo un tumore al palato, sarà Oratio, il potere della voce; Carla, legale nella pubblica amministrazione, sopravvissuta a un osteosarcoma alla mascella e a una separazione, che ha messo sempre al primo posto l’amore per il figlio, vestirà i panni di Honor, la ricerca della giustizia; Anita, che ha saputo ingaggiare un dialogo profondo con le piante e oggi possiede un intero uliveto, darà vita a Perseverantia, fermezza e resilienza nelle avversità. «E’ un progetto corale che abbiamo fortemente voluto, perché racconta il nostro modo di intendere la cura: accanto alla dimensione terapeutica c’è la persona, con il suo vissuto emotivo, relazionale, identitario» spiega Silvia Meneghello.
I contenuti della terza edizione
«Questa terza edizione – aggiunge il rettore del Borromeo, Alberto Lolli – ci ricorda che la bellezza non sta nella perfezione ma nel mettere insieme i pezzi della nostra vita. Anzi, il vulnus, la nostra fragilità, diventa unicità, fa sì che siamo insostituibili. Il senso del vulnus appartiene a ogni vita, per queste donne è stata la malattia. O impariamo a essere inclusivi e ad accoglierla o vivremo arrabbiati». A Claudia Augusta Botta è stata affidata la regia dello spettacolo, che gode anche il patrocinio del Comune.
«Quando sono entrata nel Salone degli Affreschi – racconta – dal soffitto mi guardavano le figure allegoriche di Nebbia, ciascuna con un titolo che si adattava perfettamente al percorso di chi deve affrontare un cambiamento profondo nella propria vita».
Gli abiti che indosseranno le pazienti – realizzati dalla Sartoria di Francesca – non sono solo estetica, sono «protesi sentimentali», estensioni dell’anima, strumenti per raccontare le esperienze vissute. Al potere e al valore del linguaggio dedicherà un momento particolare Giuseppe Antonelli, autore del volume Il senso delle parole - Un’altra comunicazione è possibile. —