L’EDITORIALE – Vergara, da vittima a “colpevole”: il fango sul Napoli e il silenzio che fa rumore
di Vincenzo Letizia
C’è un confine sottile tra analisi e accanimento, tra critica e diffamazione. E in questi giorni quel confine è stato superato con leggerezza inquietante. Perché Vergara, oltre a essere un buon calciatore, è prima di tutto un ragazzo perbene. Ventitré anni, carriera pulita, comportamento limpido. Eppure, dopo il rigore netto subito al “Luigi Ferraris” che ha permesso al Napoli di espugnare Genova, sembra essersi trasformato – per qualcuno – nel più grande truffatore della storia del calcio.
Il copione è noto: quando vince il Napoli, qualcuno deve pagare. Non basta discutere l’episodio, bisogna delegittimare l’uomo. Si è parlato di simulazione, furbizia, malizia, come se Vergara avesse inventato il contatto, come se il fallo non fosse lì, visibile, concreto, televisivo. È il processo mediatico: non si giudica l’azione, si mette alla gogna il protagonista.
E allora viene da chiedersi: di cosa dovrebbe vergognarsi Vergara? Di aver protetto il pallone? Di aver subito un intervento scomposto? O di indossare la maglia del Napoli? A vergognarsi dovrebbero essere altri: quelli che gettano fango su un ragazzo pulito per alimentare polemiche comode e narrative tossiche.
In questo quadro stona, e non poco, il silenzio della società. Aurelio De Laurentiis, ultimamente troppo assente, soprattutto dopo un mercato imbarazzante, oggi dovrebbe parlare. Non per fare guerra, ma per tutelare l’immagine del club e del suo giocatore. Difendere Vergara significa difendere il Napoli.
Perché nel calcio si può discutere tutto. Tranne la dignità delle persone. E Vergara, prima ancora che un rigore, merita rispetto.
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