L’American dream di antagonisti e certa sinistra: importare i conflitti sociali modello Usa in Italia
Non si possono comprendere gli accadimenti di Torino senza collocarli in un clima politico e culturale più ampio, alimentato da una narrativa tossica che guarda sistematicamente Oltreoceano per importare modelli di conflitto e seminare confusione. Una propaganda d’imitazione, rilanciata anche da settori della sinistra parlamentare, che ha finito per rappresentare le nostre forze dell’ordine come una sorta di Ice in versione italiana, trasformandole in un bersaglio. È in questo contesto, fatto di slogan, analogie forzate e delegittimazione dello Stato, che si radicalizzano le mobilitazioni di piazza più estreme.
Il tentativo di delegittimare le nostre forze dell’ordine
Il corteo del 31 gennaio a Torino, formalmente contro lo sgombero di Askatasuna, nasce e cresce proprio all’interno di questa cornice. Nel comunicato diffuso dagli organizzatori si accusa il governo di accompagnare il Paese verso «una deriva autoritaria sempre più esplicita, che guarda con ammirazione a modelli violenti e reazionari, dagli Usa alle peggiori esperienze europee». È qui che prende forma il parallelo tossico: l’Italia assimilata agli Stati Uniti, la nostra polizia all’Ice. Un paragone tutt’altro che neutro, funzionale a delegittimare chi fa rispettare la legge e a trasformare l’azione dello Stato in un abuso.
Il passaggio successivo: la giustificazione della violenza verso gli agenti
Il testo insiste sull’idea di una «gestione muscolare» dell’ordine pubblico e rivendica la capacità di «resistere, avanzare metro dopo metro, senza panico né tentennamenti». La violenza non viene mai condannata; al contrario, è normalizzata e raccontata come risposta legittima. Non a caso si celebra una piazza «determinata», con cui «bisognerà farci i conti». Ancora più grave è il passaggio in cui si richiamano gli episodi statunitensi, sostenendo che per il governo italiano «un infermiere e una scrittrice ammazzati mentre protestavano contro Ice se la sono cercata». Un’affermazione che contribuisce a legittimare un clima di ostilità verso le istituzioni, suggerendo che la violenza contro le forze dell’ordine sia, in fondo, accettabile.
Da Torino a Milano: un clima complessivo
Questo clima non resta confinato alle piazze. A Milano, nel quartiere Rogoredo, un agente di polizia si è ritrovato una pistola puntata contro, la brandiva un pusher che ha avuto la peggio; solo successivamente l’arma è risultata a salve. Sempre a Milano, si è ripetuta una scena simile: un rapinatore ha sottratto l’arma a un vigilante e ha sparato contro le volanti della polizia, che hanno risposto al fuoco ferendolo gravemente. Due episodi distinti, con esiti diversi, ma accomunati da una tensione crescente e da un contesto in cui le forze dell’ordine vengono sempre più percepite e raccontate come un corpo ostile.
A questi fatti si aggiungono i segnali che arrivano dai territori. La pagina Instagram «Overseas» ha raccolto la testimonianza di agenti accusati di «essere come Ice» per aver semplicemente chiesto i documenti dopo una condotta pericolosa in bicicletta, mentre cittadini filmavano, chiedevano nomi e annotavano targhe. È la dimostrazione concreta di una diffidenza ormai normalizzata, alimentata da un immaginario importato e da una retorica che, giorno dopo giorno, erode la legittimità di chi è chiamato a far rispettare la legge.
L'articolo L’American dream di antagonisti e certa sinistra: importare i conflitti sociali modello Usa in Italia sembra essere il primo su Secolo d'Italia.